Alcolici al ristorante: vince la birra

Nel 2011 è calato del 12,1% il numero di visite nell’horeca in cui i consumatori hanno ordinato bevande alcoliche. Penalizzati soprattutto i bar. Nel full service calano superalcolici e cocktail (e in misura minore anche il vino)

L'estrema attenzione alla spesa che caratterizza le scelte dei consumatori del fuori casa finisce per penalizzare gli alcolici: secondo i dati del panel Crest di Npd Italia, infatti, nel 2011 le visite nei vari segmenti dell’horeca caratterizzate da una consumazione alcolica si sono drasticamente ridotte: -12,1%, a 1,27 milioni.
Una débacle che ha colpito soprattutto il quick service, ovvero il comparto dei bar, ma che ha toccato - seppure in misura decisamente più contenuta - anche il mondo del full service, ovvero la ristorazione.
In controtendenza invece il Leisure, ovvero il comparto che comprende discoteche, lounge bar ecc., premiati da un comportamento dei consumatori che tende, per ragioni economiche, a scegliere l’aperitivo al posto della cena.
Nella ristorazione, i consumi alcolici hanno riguardato il 36,5% delle visite: in pratica, un cliente ogni tre entrato in un ristorante ha ordinato una bevanda alcolica. La cena si è confermata il momento principe per il consumo di alcolici, guadagnando terreno a scapito del pranzo.

Superalcolici in calo

L’analisi dei consumi per tipologia di prodotto evidenzia notevoli differenze negli andamenti: da un lato, infatti, si registrano forti contrazioni per categorie come i superalcolici e i cocktail. Dall’altro, invece, emergono i risultati in controtendenza della birra, l’unica bevanda alcolica a registrare
un seppur leggero incremento nel numero di visite con consumazione nel 2011 rispetto all’anno precedente.
Un risultato che permette alla birra di consolidare il proprio primato di bevanda alcolica più bevuta nel segmento del full service.

Nel fuori casa cresce il peso dell’aperitivo

Sul secondo gradino del podio si conferma il vino, che registra però un calo nel numero di visite, sebbene meno marcato rispetto a superalcolici e cocktail.
Un risultato frutto della combinazione di due fattori: da un lato la già accennata attenzione dei consumatori a contenere al massimo le spese per non dover rinunciare alle occasioni di consumo. Dall’altro la maggiore severità nell’applicazione delle norme legate alla guida in stato di ebbrezza, che ha avuto come effetto una maggiore attenzione da parte degli italiani sulle quantità bevute, soprattutto a cena. Un atteggiamento che ha finito per penalizzare soprattutto gli alcolici tipici da dopo pasto.

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