I dehors tra fatiche burocratiche e costi sostenibili. Un investimento che ripaga

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Possono essere con o senza struttura, su piazze e strade oppure sotto i portici, stagionali o permanenti. In ogni caso devono essere facili da rimuovere, armonizzarsi nell’arredo urbano ed essere studiati per non intralciare la circolazione dei mezzi pubblici, del traffico e dei pedoni. Stiamo parlando dei dehors, le strutture che aprono i ristoranti all’esterno, aumentano il loro numero di coperti e consentono di sfruttare appieno lo scenario dei nostri innumerevoli borghi e centri storici.

Questi spazi devono rispondere a norme diverse da comune a comune, ma in generale ispirate a pochi, semplici concetti. Innanzi tutto devono essere armonizzati tra loro e rispettare un codice di arredo urbano che, abitualmente, respinge soluzioni troppo vistose. Le coperture devono essere generalmente costituite da ombrelloni, con telo in cotone doppio impermeabilizzato, oppure in tendoni a parete che non devono ingombrare eccessivamente lo spazio pubblico e devono essere alti almeno 220 cm e oltre. I colori, dei tessuti come degli arredi, devono essere di  regola neutri, con preferenza per le tinte unite (alcuni comuni accettano motivi a righe che si armonizzino con il simbolo della città) e senza scritte su tende e ombrelloni, assimilate in genere a insegne e quindi soggette a ulteriori tassazioni oltre a quella di occupazione del suolo pubblico. Un tema su cui non c’è omogeneità nei regolamenti delle varie città italiane. Inoltre, la tendenza dei nostri comuni è di ridurre al minimo la realizzazione di recinzioni o delimitazioni dei dehors, per ribadire il loro carattere provvisorio. Di solito, se chiusure perimetrali vengono ammesse, è per “difendere” lo spazio a disposizione degli avventori dai veicoli e dai parcheggi. La preferenza, in questi casi, è per chiusure poco visibili e leggere, come barriere trasparenti in plexiglass. In molti casi sono ammesse le fioriere, che però richiedono cura, manutenzione, sono laboriose da rimuovere in caso di necessità e rischiano di trasformarsi, vista la maleducazione generalizzata, in cestini per la spazzatura. Anche quando si deve pensare ad altri elementi, per esempio corpi riscaldanti o apparecchi per l’illuminazione, questi non devono essere fissati alla facciata degli edifici, ma essere collocati su piantane o appesi alla copertura, ombrellone o tendone che sia.

I dehors devono anche rispettare criteri di accessibilità per tutti, e quindi, se sono dotati di pedane per ovviare a una pavimentazione stradale irregolare o in pendenza, devono comunque essere dotati di scivoli e non essere eccessivamente sopraelevati. A questi aspetti va aggiunto il fatto che stiamo parlando non soltanto di spazi per l’ospitalità, ma anche di ambienti di lavoro, dove i camerieri devono muoversi in modo agevole, possibilmente senza dover percorrere un tragitto troppo lungo dalla cucina. Per facilitare le operazioni di servizio è sempre opportuno prevedere la collocazione, in esterno, di un mobile basso e leggero, che possa fungere da piano di appoggio per facilitare le operazioni di sgombero e di preparazione del tavolo. Da evitare, invece, l’abitudine di far sostare i piatti da servire su un piano all’esterno, per garantire a sé e agli ospiti il massimo controllo dell’igiene.

Le soluzioni per rispettare tutte le limitazioni imposte ai dehors non mancano e rendono possibile l’allestimento di questi spazi a costi ragionevoli. Di soliti i materiali ammessi, soprattutto nei centri storici, sono legno, vimini oppure resine plastiche. Ed è proprio da questo materiale che l’industria degli arredi outdoor oggi trae i migliori risultati. Materiali che un tempo si sporcavano e deterioravano facilmente, come le plastiche appunto, oggi sono invece materiali lavorati con tecniche e colorazioni speciali che li rendono longevi e facili da pulire.

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