Dove l’orto è protagonista la serra si fa bistrot

Una struttura trasparente per godere della cucina a km0 e della natura circostante, coltivata nell’orto oppure piantumata nel grande giardino urbano. È questo il biglietto da visita di Vetro Bistrot, all’interno delle Serre dei Giardini Margherita di Bologna.

Lo spazio interno è stato organizzato dal collettivo d’architettura Laprimastanza in funzione della conformazione longitudinale del luogo, di una circolazione fluida e dell’ubicazione del maggior numero dei posti a sedere interni.

La sala dedicata alle consumazioni e la cucina a vista sono stati quindi disposti in sequenza con un affaccio verso il verde circostante per mezzo della particolare copertura voltata della struttura ottocentesca, il cui recupero e riqualificazione fa parte del più generale progetto di rigenerazione sociale dell’area gestito dall’associazione culturale Kilowatt. Insomma, da serra per la coltivazione di essenze vegetali a luogo dove nutrire anima e corpo a contatto con la natura. La trasparenza della struttura è la stessa che alimenta la cucina e corrisponde alla chiarezza nella filiera dei prodotti proposti. Per contrastare tanta leggerezza e immaterialità, il pavimento e il rivestimento della parete confinante con gli altri spazi (coworking, di servizio, sala riunioni, ecc)  sono stati rivestiti con un tappeto di piastrelle di cementine nei toni del grigio.

Tavoli flessibili e movibili in legno massello, accoppiati ad alti sgabelli sono stati predisposti per modulare lo spazio a seconda delle esigenze e degli eventi. Vasche in legno e griglie metalliche fungono da supporti per la piantumazione a cascata, curata da Carpeviride by Enrico Costanza. Ecco che anche “sotto vetro” il potere benefico della natura riesce a dare il meglio di sé, insieme alla luce solare che entra copiosa dalla volta vetrata.

Nulla di più e di meglio per rendere l’ambiente confortevole e conviviale, che nella bella stagione si amplifica all’esterno, dove le aiuole originarie dell’impianto ottocentesco sono state trasformate in tavoli e sedute per accogliere fino a 200 commensali. Nel menu? Lo chef Antonio Calò ha predisposto delle tapas di tradizione spagnola, frutto delle sue esperienze all’estero. Un’oasi urbana polifunzionale dall’approccio facile immediato, dove natura e luce fanno da fil rouge.

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