E se il caffé lo servissimo senza zucchero?

Come le tecniche di cucina anche quelle per preparare il caffè si evolvono. La tazzina bollente contenente un espresso che si caratterizza quasi esclusivamente per il gusto amaro è un retaggio del passato. Le macchine per caffè sono sempre più rispettose delle caratteristiche del macinato e il settore, nel suo complesso, si sta evolvendo, avendo imboccato una via d’uscita da lavorazioni come tostature scure e molto spinte, che uccidono gusti e aromi dietro il paravento di un’amarezza confusa con il corpo. Chi versa nella tazzina una o addirittura due bustine di zucchero “uccide” il gusto e gli aromi di un buon espresso, mentre rende sopportabile una tazzina che ha come unico gusto l’amaro, quando non il bruciato. «È stato il ricordo di tanti caffè deludenti al ristorante a spingermi a cercare una miscela di qualità per i miei clienti», racconta Valeria Mularoni, che ha da poco aperto a Bertinoro (Fc) il ristorante Orocolato,  dall’impronta creativa.
Gli aromi freschi di frutta e verdura hanno un posto importante nel locale e Valeria ha cercato un caffè che fosse coerente con questa impostazione. «L’ho trovato - spiega - nell’offerta di Gardelli Specialty Coffee: è la miscela Cigno Bianco, un blend con una tostatura media, che dà un espresso dolce con una piacevole nota acidula. Quando lo serviamo spieghiamo con attenzione la nostra scelta, raccontiamo le sue origini, la tostatura e le caratteristiche da ricercare in tazza». A chi chiede lo zucchero ne vengono portati più tipi insieme a miele e dolcificanti, ma l’invito è a gustare senza aggiunte almeno un sorso, ricercandovi sentori di cioccolato al latte, nocciola e frutta gialla.

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