Fagioli di Lamon, piccoli tesori delle vallate bellunesi

Fra i prodotti giunti in Europa con la scoperta dell’America, il fagiolo è l’unico a essere  stato accettato e coltivato immediatamente. Gli altri - come patate, pomodori, peperoni e peperoncini - vennero ritenuti a lungo velenosi. Il motivo è semplice: il fagiolo americano (Phaseolus vulgaris) era simile al fagiolo dall’occhio (Vigna unguiculata), coltivato nella nostra penisola fin dall’epoca romana. Si trattava di un altro genere botanico, ma era pur sempre un fagiolo. Nel panorama dei fagioli naturalizzati italiani, la varietà americana che ha avuto maggior successo è il borlotto, e il Fagiolo di Lamon delle Valle Bellunesi Igp è l’aristocrazia del borlotto. Gustoso, aromatico, dolce al punto giusto e con una buccia molto sottile che lo rende particolarmente piacevole in bocca, è  il più ricercato dagli intenditori, sia nella sua versione “grana fresca”, reperibile sul mercato in estate a partire da luglio, sia nella versione “grana secca” disponibile tutto l’anno. Rispetto a quelli secchi, i fagioli freschi hanno un sapore con note “erbacee”, meno intenso, ma fragrante.

I borlotti furono portati a Lamon 1532 dal frate feltrino Pietro Valeriano che li ebbe in dono
da papa Clemente VII e che li regalò ai contadini delle sue parti. Questi si accorsero ben presto quanto il microclima delle loro vallate - con forti escursioni termiche tra giorno e notte e ottima ventilazione - fosse ideale per questa coltura. Oggi, la zona di produzione comprende le comunità montane Feltrina, Bellunese e Val Belluna e si estende in 21 comuni della provincia di Belluno: Lamon, Arsiè, Alano di Piave, Fonzaso, Feltre, Quero, Pedavena, Lentiai, S.Gregorio nelle Alpi, Belluno, Trichiana, Ponte nelle Alpi, Sedico, Sovramonte, Limana, Cesiomaggiore, Mel, Sospirolo, Santa Giustina, Vas, Seren del Grappa.

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