La luce come elemento di un giusto mix

Esistono locali “crepuscolari” di grande successo: grotte, cantine, fashion restaurant come Grotta Palazzese a Polignano a Mare, Belgo a Londra, il nuovo Pacifico a Milano. Ai quali si contrappongono roof garden, giardini d’inverno, terrazze, come quella della Triennale, il Trussardi Caffè o qualsiasi ristorante vista mare della Penisola. L’illuminazione non è una questione di quantità (tanta o poca) o di tipologia (naturale o artificiale) quanto di creazione di un’atmosfera in sintonia con il concept di locale e con la sua offerta. Insieme agli altri elementi di design e arredo deve creare una situazione di piacere, coccole e relax per il cliente. Lume di candela e tendone sulla spiaggia hanno dunque lo stesso scopo.
Oggi, però, nell’evoluzione del mondo della ristorazione, il tema illuminazione assume due nuove valenze: arredo tout court e valorizzazione dei prodotti. Da BA Asian Mood, ristorante della new age cinese, i lampadari rosso Cina sono stati realizzati in esclusiva dallo scultore Jacopo Foggini e riescono a connotare il ristorante oltre la proposta gastronomica. Il lampadario, come a inizio secolo, arreda e dà un’impronta al locale. Ma più si diffondono format di ristorazione che si allontanano dalla tradizione più l’illuminazione serve a valorizzare la qualità del prodotto/piatto e il gesto/arte del cuoco. Come nelle formule con suffisso “bar” (salad e sushi fino al tiramisù) dove il prodotto è esposto, quindi scelto e preparato sotto gli occhi del cliente cliente, e negli show-cooking, che hanno reso la cucina un palco da illuminare. In questi casi, anche gli aspetti tecnologici sono importanti: lampade e corpi illuminanti sono fatti per non bruciare il cibo.

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