Le strategie del Trentodoc

Trasformare il marchio in un sinonimo di territorio e ampliare la presenza delle bollicine trentine sui tavoli della ristorazione. Questi i piani futuri dell’Istituto raccontati dal presidente Enrico Zanoni

Tra i fiori all’occhiello della produzione vitivinicola trentina e oggi tra i vini a rifermentazione in bottiglia italiani più apprezzati c’è, senza dubbio, il Trentodoc.
Un fenomeno enologico ed economico rilevante, se pensiamo che gli oltre 10mila ettari di vigneto e una produzione di 1 milione e 200 mila quintali di uva, trasformano questa zona nell’area viticola di montagna (così come classificata dall’Ue) più importante d’Europa.

Oggi la grande distribuzione
rappresenta il canale di vendita più importante per il Trentodoc, tanto che, in termini
di volume vale da sola circa
5,8 milioni di bottiglie per 1,4
miliardi di euro. Tuttavia gli
altri canali guadagnano spazi.

Il 23% della produzione è
oggi venduto ai ristoranti, il
20% ai grossisti, l’11% alle
enoteche (e l’1% viene venduto direttamente in cantina). E
in futuro la ristorazione guadagnerà ancora, come spiega il
presidente dell’Istituto, Enrico Zanoni, anche direttore di Cavit.

Cosa garantisce il marchio Trentodoc?

«Il marchio è soprattutto una garanzia per la qualità dei prodotti e l’Istituto Trentodoc è un’istituzione dove sono rispettate e che fa rispettare tutte le anime della produzione trentina: la cooperazione, i piccoli produttori, i produttori più grandi. Tutti hanno la possibilità di esprimersi con pari peso e dignità».

Quali i progetti nel cassetto?

«Innanzitutto vogliamo farci conoscere ancora meglio al settore horeca, lavorando sulla notorietà del marchio. D’altronde stiamo già assistendo alla crescita nel consenso da parte degli operatori specializzati (vedi anche i risultati delle Guide raggiunti dai Trentodoc quest’anno). Tuttavia c’è senz’altro da lavora- re sulla promozione dedicata, nello specifico, alla ristorazione».

Quali sono gli elementi che avvicinano al Trentodoc un ristoratore non Trentino?
«Freschezza e profumi, oltre che i tratti distintivi di una terra. Sono queste le caratteristiche che permettono al Trentodoc di essere protagonista a 360° negli abbinamenti coi grandi piatti della tradizione italiana ed internazionale. È ottimo con pesce, molluschi e crostacei. Ma anche con i grandi salumi della tradizione italiana, senza contare le ricette tipiche regionali. Le Riserve, poi, permettono ancora più abbinamenti anche con piatti a base di carni rosse».

Ambizioni per il futuro?

«Personalmente credo davvero molto all’affermazione del marchio, che come in altre realtà dovrà sempre più saper diventare sinonimo di territorio nonché base ed elemento culturale di un tessuto sociale e storico».

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