Luigi Taglienti, ritorno al futuro per la tradizione meneghina

Un ristorante che fa di luce e chiarore un elemento d’ambiente, da cui il nome: Lume. Una location suggestiva, in un contesto storico: l’ottocentesco stabilimento di ceramiche Richard Ginori, a Milano. Una cucina letteralmente su misura, realizzata da Enodis su progetto dello chef. E una proposta gastronomica non ancora stellata (il locale ha aperto a giugno), ma con tutti i presupposti per diventarlo.

Questo e molto altro è il ristorante in cui oggi troviamo Luigi Taglienti, dopo le esperienze milanesi al Ristorante Trussardi alla Scala e a Palazzo Parigi. Lume è all’interno di W37, una realtà polifunzionale che comprende abitazioni, uffici, spazi per eventi e fa capo a MB America (società di Miami che gestisce grandi proprietà fra Italia e Usa).

«La mia cucina - dice Taglienti  - è antica e moderna, ancorata alla tecnica, all’esperienza e alla mia storia professionale, “leggibile” anche da parte di una clientela straniera abituata ad alti standard di ristorazione, che cerca i capisaldi della cucina italiana».

Tre i menu: due degustazione (120 e 150 euro), il primo legato d’influenza milanese, il secondo più sperimentale; e uno alla carta (90 euro), in cui compaiono i signature dish dello chef (come la seppia in bianco e nero). Il cuore di Lume è la cucina a vista, a centro sala, con punti cottura a induzione e 2 plance centrali, «Che mi consentono - dice Luigi - le cotture dirette degli ingredienti». E aggiunge: «La ricerca è importante. Ma la tecnologia è al servizio del piatto. Prima c’è il guizzo creativo, poi si cerca la tecnica migliore per realizzarlo».

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