Per il buono pasto il futuro è elettronico

Strategie –

Aumentare la soglia d’esenzione, ferma da 15 anni, è possibile, a costo zero per lo Stato. Uno studio della Bocconi spiega a quali condizioni e lancia un pacchetto di proposte di riforma

Di buoni pasto si è molto parlato recentemente, visto che sono una delle voci su cui il governo è intervenuto attraverso il decreto legge sulla spending review. Infatti, i tecnici che hanno lavorato alla messa a punto del pacchetto di provvedimenti hanno individuato nei buoni pasto (ovviamente parliamo del settore pubblico) una possibile fonte di risparmio, stabilendo un tetto unico di 7 euro per tutti lavoratori che ne usufruiscono. Attualmente gli importi sono diversificati: partono da 5,60 euro per arrivare fino a oltre 11. Stabilendo per tutti il limite a 7 euro, ci guadagna qualcosa chi attualmente percepisce buoni pasto di valore inferiore mentre ci perdono tutti quelli che possono contare su una dotazione più ricca. E, dato che i secondi sono più numerosi dei primi e soprattutto che i tagli sono più consistenti degli aumenti, ecco che ad avvantaggiarsi più di tutti è il comune datore di lavoro, cioè la Pubblica Amministrazione, che si ritroverà a risparmiare ben 53,8 milioni di euro. Un solo esempio, rimandando alla tabella della pagina a fianco per il quadro complessivo: solo dalla riduzione dei buoni dei dipendenti degli enti pubblici non economici (attualmente di ben 11,60 euro) si otterrà un risparmio di oltre 30 milioni.

Quota esente ferma dal 1997

Una riflessione sui “buoni pasto” è in corso da tempo e, in particolare, su quella soglia di esenzione a 5,29 euro in vigore dal 1997 e oggi inadeguata, anche alla luce di un potere d'acquisto che in Italia, nel periodo considerato, è cresciuto molto meno che in Germania, Spagna e Francia. Un gruppo di ricerca dell'Università Bocconi di Milano, in collaborazione con le società emettitrici di buoni pasto Sodexo Motivation Solutions e Day Ristoservice Servizio Buoni Pasto, ha effettuato uno studio finalizzato a individuare possibili percorsi di riforma, purché a costo zero per lo Stato.
La principale modifica riguarda, appunto, l'aumento del valore esentasse a 8 euro. A livello macroeconomico, l'esenzione più elevata aumenterebbe il potere d'acquisto delle famiglie, i cui consumi farebbero crescere il Pil di 93,5 milioni di euro rispetto a quanto previsto per il 2013 alla legislazione attuale. Il potere del lavoratore d'acquisto aumenterebbe dello 0,77% con il semplice aumento della quota esente e del 3,24% (3,84% al Sud) se a questo corrispondesse un effettivo aumento del valore del buono pasto. Per l'Erario, invece, comporterebbe una perdita di gettito Irpef, per un ammontare di oltre 106 milioni di euro, in parte recuperati grazie a nuove entrate fiscali derivanti dal maggior reddito a disposizione dei lavoratori. Il saldo negativo per l'Erario sarebbe, comunque, di oltre 78 milioni di euro.

Oltre il cartaceo

Lo studio della Bocconi si è concentrato sugli strumenti che permetterebbero di compensare questi mancati introiti. Il primo è l'introduzione dei buoni pasto elettronici al posto di quelli cartacei, che eliminerebbe, secondo gli autori, il fenomeno del “secondo passaggio”, cioè il riutilizzo del buono pasto da parte degli esercenti per la spesa al supermercato.
Ipotizzando che il fenomeno riguardi il 10% dei buoni pasto fatturati dai supermercati alle società emettitrici ne deriva che qualora questa modifica fosse accompagnata dall'aumento della quota esente a 8 euro si potrebbero recuperare risorse fiscali “sommerse” per 78,8 milioni di euro. Se la percentuale di buoni pasto oggetto di secondo passaggio fosse maggiore aumenterebbe, di conseguenza, anche il saldo per l'Erario. L'introduzione del buono pasto elettronico, che sarebbe vantaggiosa anche per l'esercizio convenzionato perché ne aumenterebbe l'efficienza complessiva, implica, però, un importante sforzo organizzativo, difficile da realizzare in tempi rapidi, sia per l'alto numero di esercizi che accettano buoni pasto (oltre 100mila) sia per la necessità di creare preliminarmente una rete e una gestione unica.

La questione dell'Iva

La seconda ipotesi di riforma avanzata dal gruppo di ricerca bocconiano ha raccolto gli spunti di riflessione offerti dagli ultimi chiarimenti forniti dall'Amministrazione Finanziaria con riferimento al trattamento fiscale dei buoni acquisto e dalla proposta di modifica della direttiva 2006/112/CE della Commissione Europea e dal confronto con il trattamento fiscale dei buoni pasto previsto nel sistema giuridico francese. Un punto da ripensare, secondo gli autori dello studio, è quello relativo alla politica degli sconti, che nell'attuale quadro normativo si traduce in una perdita di Iva per l'Erario senza che se ne avvantaggino le società emettitrici. Nel quadro dell'attuale legislazione, infatti, l'Erario in pratica non riscuote l'Iva, dato che sia l'imposta addebitata dalla società emettitrice all'azienda che acquista i buoni pasto per i propri dipendenti (nella misura del 4% del corrispettivo pattuito) sia quella addebitata dall'esercizio convenzionato alla società emettitrice (al 10%) sono detraibili. Una diversa normativa fiscale dovrebbe considerare l'attribuzione di un buono pasto e il momento di effettiva cessione o prestazione dei servizi come un'operazione unica ai fini Iva, in modo da consentire all'Erario di incassare l'Iva propria del bene/servizio cui il buono dà diritto.
La perdita di Iva per l'Erario che caratterizza l'attuale sistema non si traduce nemmeno in un vantaggio economico per le aziende emettitrici dato che il differenziale positivo ottenuto da queste ultime nella misura dell'Iva scorporata tradizionalmente viene “ribaltato” sulle aziende clienti sotto forma di sconto.
È ovvio - e gli autori dello studio non se lo nascondono - che un sistema tradizionalmente basato su una scontistica significativa a favore delle aziende clienti (in particolare delle Pubbliche Amministrazioni) difficilmente può essere modificato da un giorno all'altro e senza una gradualità che assicuri una ricontrattazione delle previsioni contrattuali. Ma è certo che su questo punto l'intero settore dovrà fare delle riflessioni.

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