Clotilde Bistrot: lavorare in altezza per moltiplicare lo spazio

Sono bastati pochi mesi e il Clotilde Bistrot, all’interno dell’Hotel Windsor, è già diventato un punto di riferimento per la ristorazione milanese grazie all’interior design raffinato e alla cucina ricca di proposte di qualità. Santo Scibetta, in collaborazione con Samuele Striatto e di Andrea Curioni, ha progettato un locale raffinato, in stile vintage, con spazi diversificati e un’organizzazione funzionale su due livelli, che apre la ristorazione d’albergo a un pubblico più vasto.

Un lavoro di ristrutturazione radicale che ha richiesto 6 mesi di tempo (durante i quali ha funzionato il solo servizio di prima colazione) e ha richiesto un investimento di un milione di euro.

Individuare il Clotilde Bistrot è facile in quanto affacciato su due strade a scorrimento veloce con alte vetrine/insegna, dimensione ottenuta grazie all’intervento di ricostruzione ex novo, che ha consentito di avere un’altezza utile interna di oltre 5 metri. Una soluzione grazie alla quale è stato possibile realizzare un mezzanino soppalcato e ampliare la percezione del piano terreno. Qui la calda atmosfera invita alla frequentazione anche solo per la colazione o una pausa pomeridiana. Il bistrot recupera la cucina milanese del periodo di fine Ottocento quando ha vissuto la principessa Clotilde di Savoia, basata su materie prime naturali e stagionali, ma reinterpretandola in chiave contemporanea. L’organizzazione del locale ruota attorno alla grande isola centrale, funzionale alla preparazione delle prime colazioni dell’hotel e come bar caffetteria per la clientela esterna, che si vuole ingolosire con una ricca esposizione di prodotti proprio di fronte all’ingresso principale.

Tre le zone consumazione del locale: la più grande, fra il bancone e il suo retro, è arredata con piccoli tavoli,  cui si aggiungono due aree riservate con tavoli comuni, di cui una al piano soppalcato. L’atmosfera accogliente e rilassante del locale è impostata su una serie di elementi vintage su misura, fra cui le sedie con la tipica struttura retrò americana e seduta in velluto, i divanetti matelassé, le basi in ferro dei tavolini, il rivestimento a doghe del bancone bar e dei copricaloriferi. Colori caldi e materiali pregiati sono stati utilizzati per i pavimenti a grandi lastre o doghe, le pareti (anche a effetto cemento) e tutti gli arredi.

Su tutto domina una calda tonalità grigio antracite, rischiarata dal legno non trattato e dalla luce prodotta dagli esili lampadari e delle lampade a boule in filamenti di carbonio. Un tocco contemporaneo che alleggerisce l’atmosfera soffusa e sottolinea l’attualità del contesto urbano.

Pubblica i tuoi commenti