Quasi nove italiani su dieci apprezzano ancora le carni rosse

Una recente indagine Doxa rileva l’atteggiamento della popolazione verso la carne bovina, un alimento che conserva il suo appeal, nonostante debba fare i conti con il calo del potere d’acquisto. Giovani e anziani le fasce meno interessate al prodotto

Nel 2012 in Italia si consuma la stessa quantità di carne bovina del 1999. Il dato emerge dalla recente indagine che Doxa ha effettuato per conto di Eblex (l’ente che si occupa della promozione delle carni inglesi in Europa), attraverso 1.000 interviste a un campione rappresentativo della popolazione italiana sopra i 15 anni.
Ed è un dato che si può leggere sotto un diverso segno: negativo se si considera che cinque anni fa consumavano carne 93 connazionali su 100 contro gli 88 di oggi, positivo se si pensa che la percentuale resta altissima nonostante il periodo di difficoltà economica, confermato dal fatto che contemporaneamente stanno aumentando i consumi di pasta, ovviamente meno costosa.

Cibo per famiglie

Il maggior consumatore di carne bovina secondo i risultati dell’indagine è donna (89 contro 86 uomini), è un adulto di età compresa fra i 35 e i 54 anni e vive nelle regioni del Nord-Ovest, in quelle del Sud e nelle Isole.
Dal punto di vista della classe socio-economica i consumatori sono più numerosi nella fascia alta (dove si tocca quota 91%) e calano in proporzione alla diminuzione della capacità di spesa: sono l’88% nella classe media l’83% in quella bassa.
Inoltre, si mangia più carne vivendo in famiglia che da soli.
I single mangiano carne rossa nel 77% dei casi, percentuale che sale all’86% per chi vive in un nucleo familiare di almeno due persone e al 90% per famiglie di tre o più componenti.
Complessivamente 47 italiani su 100 dichiarano di consumare meno carne rispetto a 3-4 anni fa. Perché? E, soprattutto, quali sono le motivazioni dei non consumatori?
Sono varie: c’è la scarsa propensione verso bistecche e fettine dei bambini e degli over 55 anni. C’è la questione prezzo, soprattutto per i tagli moderni che, però, sono quelli verso cui maggiormente si orientano le scelte, visto che è fortemente diminuita la capacità di cucinare le parti meno nobili dell’animale.

Tagli pregiati costosi, quelli meno nobili sono trascurati
Ci sono l’influenza delle norme
nutrizionali che invitano a una riduzione dei consumi e, anche se in misura non determinante, l’influenza dello stile alimentare mediterraneo.
Altri fattori agiscono come freno ai consumi in alcuni degli intervistati: per esempio, l’aumentata attenzione ai processi produttivi e alla loro sostenibilità in generale e il ricordo, mai archiviato completamente, degli scandali che nel tempo hanno interessato il settore. Ma qui, forse in modo abbastanza sorprendente, più di sette intervistati su 10 (erano meno di 5 nel 1999) dichiarano di fidarsi completamente (9%) o comunque più di prima (62%) dei controlli che sulla qualità delle carne bovine ha imposto l’Unione Europea.

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