Quel fenomeno chiamato Cartizze

Il successo dello spumante trevigiano ha trasformato l’economia dell’intera area. Il caso di Vigna La Rivetta, brut di Villa Sandi, i cui vigneti sono oggi meta dei turisti

Lo spumante Cartizze, insieme al Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg, ha caratterizzato l’esistenza di intere generazioni di vignaioli trevigiani. E, mai come oggi, il loro impegno coincide con il gradimento dei consumatori: il Superiore di Cartizze Docg piace sempre di più.
Lo confermano i dati di mercato: aumenta la produzione (1.445.000 bottiglie nel 2011), crescono le vendite dove si impone il mercato italiano (96% di cui il 41% assorbito dal canale horeca) e sono in ascesa le esportazioni, con Germania e Svizzera in testa.
Si evolve anche l’immagine del prodotto che conquista ampi consensi tra i consumatori.

Un enorme successo per l’intera area che, da un’economia in cui il vino era solo una delle attività delle famiglie locali, oggi è organizzata, nella maggior parte dei casi, in aziende agricole in cui la produzione delle bollicine è diventata la principale fonte di reddito.

Un vino che fa da traino al territorio
Di più: la gente del luogo oggi ha intrapreso una serie di attività collaterali, collegate al turismo, dapprima con l’apertura delle cantine al pubblico e, oggi con l’inaugurazione di vere e proprie strutture ricettive.
Un caso su tutti: Villa Sandi e il Cartizze Vigna La Rivetta, un prodotto pensato in versione brut, originale alternativa al classico dry.
Premiato dagli esperti, si ricava dalle uve di un unico vigneto, La Rivetta, che cresce rigoglioso in una parte della piccola area interna al comune di Valdobbiadene. Un vigneto acquisito cinque anni fa da Giancarlo Moretti Polegato, che sin da bambino, seguiva il padre tra i vigneti dei conferitori della zona del Cartizze che, per tradizione, restano in famiglia e difficilmente si trovano sul mercato.
L’occasione di acquisire questo ambito ettaro e mezzo di terreno vitato ha rappresentato la possibilità di condurlo utilizzando pratiche a basso impatto, per preservare intatto uno scenario in cui l’intervento dell’uomo è quasi impercettibile, oltre che farne meta dei turisti.

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