Il made in Italy vince

Ristoranti

Tra scandali, livori, gioie e delusioni, si consuma in questi mesi lo psicodramma da guide. Nel momento in cui l’ultimo numero di Ristoranti è andato in stampa, è uscita la guida dell’Espresso 2019, il prossimo mese sarà la volta della Michelin e chiuderanno il cerchio, il 10 dicembre, i nostri Barawards (i giochi non sono ancora chiusi: fino al 31 ottobre è possibile esprimere le proprie preferenze e cambiare la classifica). Volenti o nolenti: cappelli, stelle, voti o semplici recensioni on line, possono segnare il destino di un ristorante. Numeri alla mano, l’ottenimento della prima stella, in media, determina un incremento di fatturato del 53,2%. Per la seconda e la terza stella gli incrementi sono rispettivamente +18,7% per chi passa da 1 a 2 stelle e +25,6% per chi ottiene la terza stella. È il valore calcolato da una ricerca di Jfc, società di ricerche di Faenza, frutto di 60 interviste ai titolari e dell’analisi di 50 bilanci tra i 334 ristoranti stellati italiani. Per buona pace di tutti c’è da dire che mai in Italia si è mangiato così bene. A confermarlo è Massimo Bottura, primo con la sua Osteria Francescana nella classifica dei World’s 50 Best Restaurant, pranzo dell’Anno per la Guida dell’Espresso 2019. E lo testimoniamo ogni mese con le nostre storie e visite. Da non perdere sull’ultimo numero di Ristoranti quella di Nicola Dinato e del suo Feva, del nuovo corso de Al Cjasal di Stefano e Mattia Manias e della Barrique by Oliver Glowig. Ambasciatori, tutti, della cultura gastronomica italiana, di quel made in Italy che in molti ci invidiano.

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