Ne hai piene le scatole degli sprechi?

Secondo un'indagine Fipe sui ristoratori, il 50% dello spreco di cibo al ristorante avviene a tavola. Ma l'imbarazzo frena la richiesta di portarlo via

Dietro ogni abitudine consolidata che si vorrebbe cambiare, ci sono delle resistenze. Rispetto all’idea di portare a casa il cibo e il vino avanzati al ristorante, la resistenza dei clienti si chiama imbarazzo. Almeno a detta dei ristoratori. Che, però, dal canto loro non fanno molto per aiutarli a superarlo: oltre il 55% non lo propongono, se non raramente. Eppure, stando ai risultati dell’indagine Fipe sui ristoratori, la questione è rilevante: molto o abbastanza per 4 su 5. Oltre il 50% del cibo sprecato al ristorante è quello non consumato; seguono, a distanza, gli sprechi in magazzino (25,4%) e quelli in cucina (25%). Vinto l’imbarazzo dei clienti, non sembrerebbero esserci altre resistenze, visto che chi non lo porta via per scomodità è solo il 19,5%, mentre agli occhi dei ristoratori i clienti indifferenti al tema sarebbero solo il 18,3%. «L’attenzione verso la riduzione degli sprechi, a tutti i livelli - spiega Luciano Sbraga, direttore ufficio studi Fipe - è uno dei trend emergenti nella ristorazione, insieme ai temi della sostenibilità e del benessere. Le componenti immateriali del cibo acquistano sempre più rilevanza. Ecco perché crediamo che “istituzionalizzare” la doggy bag, passando dalla classica vaschetta in alluminio a un contenitore studiato apposta, possa essere una soluzione interessante che va a beneficio sia della soddisfazione del cliente sia dell’immagine del ristoratore».

Nella foto, “Rimpiattino”, scelto da Fipe e Comieco tra le proposte dei ristoratori italiani per i contenitori da asporto per i cibi o il vino avanzati. I primi 10mila pezzi, destinati a un migliaio di ristoranti, saranno presto in distribuzione. Si possono ordinare a Fuoricas@, la società di servizi di Fipe.

 

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