Solo i giovani non rinunciano a uscire

Consumi –

Segno meno per il fuori casa: secondo il panel Npd di Crest in calo fatturato (-1,2%) e visite (-0,7%) nel periodo luglio ’11-giugno ’12. Soffrono i ristoranti, aumentano i consumi nelle mense. In crescita i consumi off premise, a partire dal take away

Dopo aver resistito a lungo ai venti della crisi, anche il fuori casa ha finito per esserne investito. Il quadro generale resta a tinte fosche: «Nel primo semestre 2012 - afferma Matteo Figura, Foodservice manager di Npd - i maggiori indicatori sono negativi: in calo il Pil (-2,5%) e i consumi (-0,9%), in crescita la disoccupazione (giunta al 10,8%). L’indice “consumer confidence” che misura la fiducia dei consumatori, a giugno 2012 ha toccato il minimo degli ultimi tre anni: -42».
Non sorprende, quindi, il calo - pur contenuto - della spesa fuoricasa (-1,2% nei 12 mesi che vanno da luglio 2011 a giugno 2012), così come la riduzione delle visite (-0,7%). Balza all’occhio, invece, una crescita dello 0,8% della spesa media individuale (da non confondersi con lo scontrino medio): un dato che si spiega con un aumento del costo del prodotto finale, figlio a sua volta dell’aumento delle materie prime.

Dove possibile si riduce

I diversi comparti del fuori casa mostrano andamenti differenti: mentre i ristoranti, al pari di bar e stazioni di servizio, registrano una riduzione nella spesa, crescono le mense e i luoghi di somministrazione nel retail, come per esempio quelli nei centri commerciali. Si nota, parallelamente, una riduzione delle visite legate a uno scopo funzionale (non edonistico): calano infatti le pause pranzo nei ristoranti. Cresce invece la tendenza a tagliare sulle consumazioni, che prendono sempre più l’aspetto di semplici spuntini.
«È in atto - spiega Figura - uno spostamento delle consumazioni su livelli più bassi di spesa e di articolazione del consumo come risposta alla crisi. Così, chi prima andava al ristorante in pausa pranzo tende a optare per il bar, chi mangiava primo e secondo riduce a una portata sola e chi prima mangiava un panino si limita a uno snack».
Altri due aspetti dell’analisi Npd Crest confermano questa tendenza. Uno è la crescita delle visite nei locali degli appartenenti alla cosiddetta “generazione Y”, i giovani compresi in una fascia d’età tra 18 e 29 anni, che hanno comunque voglia di uscire e di fare esperienze ma hanno uno scarso potere d’acquisto. Sono la fascia con il maggior numero di visite pro capite, oltre 470 nell’anno, sempre alla ricerca di situazioni ideali per ridurre la spesa pur senza rinunciare alla parte conviviale. In questo sono aiutati da un’accresciuta comunicazione e da un maggiore scambio di esperienze di consumo legati all’uso massiccio dei social media.
Il secondo aspetto che va nella direzione dello “snacking” è l’aumento delle consumazioni “off premise”, cioè fuori dai locali. Si mangia per strada, sui mezzi pubblici, ovunque, come già avviene abitualmente nei paesi anglosassoni. Cresce il take away come mai prima d’ora in Italia. L’abitudine a mangiucchiare qualcosa qua e là, senza dare alla consumazione l’impostazione strutturata di un pasto, si riflette nella crescita di nuovi tipi di esercizi commerciali: «O meglio - spiega Figura - di esercizi che prima non praticavano la somministrazione e ora si allargano a questa sfera. Come le panetterie, che si trasformano in luoghi da aperitivo o pranzo».
Tra le altre tendenze riscontrate dal panel Crest si nota una crescita dei locali etnici, anche in conseguenza del cambiamento nella popolazione italiana, sempre più cosmopolita, l’aumento dei consumi nei self-service, che consentono di avere esperienze collettive (gruppi di amici), oltre che nel vending. Dal lato dell’offerta crescono le promozioni, anche se sono ancora un elemento marginale.
«Le motivazioni che spingono al fuori casa - riassume Figura - sono sempre meno legate alla sfera edonistica: nel trimestre aprile-giugno 2012 questo tipo di visite sono crollate del 5,4%. Un segnale confermato dal calo delle visite nel fine settimana, che nel primo semestre 2012 sono diminuite del 3,4%».

Puntare sul take away

Come tradurre questi segnali in offerte concrete? «È opportuno pensare a proposte per il take away e il servizio a domicilio - dice Figura -. Da non trascurare l’offerta per i giovani, visto che tra i 18-29enni crescono le visite, tenendo conto che il “trading down”, cioè la domanda di servizi e prodotti a costo contenuto, è destinato a durare nel tempo».

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