Stile granita per il caffè espresso

La granita è nata in Sicilia. Una tradizione antica che ha conquistato l’intera penisola ed è gradita nel dopo pasto, soprattutto nella sua versione al caffè. Se dapprima la preparazione fu una “rattata” (grattata), con cristalli di ghiaccio consistenti, nel XVI secolo arrivò il “mastello”, un tino di legno con all’interno un pozzetto di metallo mosso da una manovella. Con questo strumento il maestro Gelatiere Antonio Cappadonia e l’azienda siciliana Caffè Morettino hanno celebrato lo scorso anno (una nuova dimostrazione avverrà a breve nel Museo del Caffè aziendale) l’incontro avvenuto 4 secoli fa tra la ghiaccio e il caffè. Una granita per l’occasione preparata ancora con quello stesso metodo primordiale e costituita da acqua e caffè, ottenuto da una miscela ad hoc, con tostatura a legna e composta da 60% di caffè Arabica e 40% di Robusta. Il tutto, unito a zucchero grezzo di canna bio, ha dato sentori di caramello, mandorle tostate, note speziate e agrumate.

Oggi si utilizzano i pratici granitori, che erogano il prodotto finito. Oppure una base neutra alla quale aggiungere un espresso da raffreddare, affinché non sciolga rapidamente la preparazione. È bene scegliere un caffè dal gusto deciso e con una componente aromatica che si avverte nel retrogusto quando, riscaldandosi nel cavo orale, emergono gli aromi del caffè. In genere la granita al caffè nel dopo pasto è gradita da sola, al bicchiere. Spesso il suo servizio è accompagnato da un cucchiaio di panna montata; ma può anche dare più gusto e freschezza a un tiramisù. Può essere servita con liquore al caffè e impreziosita con granella di zucchero dorata.

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