Superalcolici al ristorante: crescono le vendite dei grossisti

Riprendono i consumi dopo pasto, mi si fanno strada anche quelli legati all’aperitivo: nel canale ristorazione, che comprende ristoranti e pizzerie, le vendite di superalcolici da parte dei grossisti fanno segnare un incremento interessante, decisamente superiore a quello relativo al mondo bar. A rilevarlo è l’osservatorio Tracking grossisti bevande di Iri (i dati presentati in queste pagine si riferiscono al periodo febbraio 2016-gennaio 2015 e al raffronto con i 12 mesi precedenti).
«Le vendite di alcolici nel canale ristorazione - afferma Mario Carbone, business development manager di Iri-SalesOut - sono cresciute del 6,2% a valore e addirittura dell’8,5% a volume. Merito di un incremento generalizzato nei consumi, di cui i grossisti hanno saputo approfittare meglio rispetto ad altri canali». Nonostante le ottime performance, l’attitudine dei ristoratori resta caratterizzata dalla prudenza: «La tendenza è verso la riduzione delle scorte al minimo, facendo tanti acquisti per piccoli quantitativi. Se prima la regola era la vendita a cartoni, ora si tende a comprare le singole bottiglie. Per i grossisti, la battaglia si gioca tutta sulla tempestività del servizio che sono in grado di offrire».

La crescita più significativa è quella dei white spirit, a conferma dello sviluppo dell’aperitivo anche nella ristorazione. Ma registrano ottime performance anche due “cavalli di battaglia” come i digestivi e i limoncelli, tipici prodotti da fine pasto, che stanno soppiantando la grappa.  «In particolare crescono amari e fernet» spiega Carbone. Tra i primi, le performance migliori arrivano da Amaro del Capo e dai brand del gruppo Campari. Tra i liquori dolci, invece, la Sambuca Molinari è la star incontrastata.

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