L’Ue ci spinge a produrre formaggi col latte in polvere. Carozzi Formaggi non ci sta

Carozzi formaggi UE Latte in Polvere

La Commissione europea ha spedito al Governo Italiano una lettera di messa in mora sulla possibilità di produrre formaggio utilizzando il latte in polvere.
Nel nostro ordinamento giuridico compare la legge 138 del 1974 che ne vieta l’utilizzo, violando così la libera circolazione delle merci all’interno dell’UE. La modifica della legge non riguarda i formaggi Dop perché hanno un disciplinare di produzione che lo vieta espressamente, ma gli altri?

Marco Carozzi è il responsabile dell’omonima azienda di Pasturo (Lecco) che produce formaggi di capra, di latte vaccino, freschi e stagionati. Ha dichiarato: «Per noi è inimmaginabile l’idea di poter produrre formaggi senza l’utilizzo di latte fresco. Mandiamo avanti da anni una tradizione millenaria che ci è stata tramandata dai nostri genitori e avi, introdurre elementi chimici quali il latte in polvere sarebbe una vera e propria offesa non solo per il nostro territorio, ma per l’intero passato dell’Italia, riconosciuta in tutto il mondo per essere la patria della buona e genuina cucina. Produrre formaggio utilizzando latte in polvere è sinonimo di un abbassamento della qualità intrinseca del prodotto, non solo in termini di gusto, che sicuramente risulterà indistinto, ma quello che muterà saranno anche i valori nutrizionali e, di conseguenza, la qualità generale del prodotto proposto al consumatore».

Gli effetti di questa proposta non ricadranno solo sul gusto e sulla qualità del prodotto in sé, le conseguenze saranno anche di carattere più generale, come ha ribadito Roberto Carozzi, legale rappresentante di Carozzi Formaggi: «Il dubbio che si pone è se i consumatori saranno debitamente informati nel momento in cui andranno ad acquistare un prodotto o se la presenza di latte finto o vero sarà solamente accennata o trasmessa velatamente. La questione dell’etichettatura rappresenta un grosso punto di domanda qualora dovesse essere accettata la proposta avanzata dalla Commissione Europea. Inoltre, la presenza sul mercato di questo genere di prodotto provocherà una disparità di prezzo non indifferente tra formaggi veri e quelli frutto di  reazioni da laboratorio che risulteranno essere sicuramente meno costosi non essendo prodotti con materie prime, un problema non indifferente per l’economia. Il rischio più grande è quello che tanti formaggi italiani spariscano dal mercato, e con loro una parte di cultura e patrimonio italiano, occorre dunque che le realtà d’eccellenza italiane si coalizzino contro questa possibilità per il bene di tutti, dal consumatore finale al rivenditore, dal contadino al produttore».

La questione è complessa e forse passeranno mesi prima che verrà presa una decisionedefinitiva. Quello che è certo è il dubbio destino a cui il patrimonio caseario e gastronomico italiano potrebbe andare incontro qualora la richiesta della Commissione Europea venisse accettata.

 

 

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