Consegna a domicilio, in formato Stati Uniti

Li chiamano ghost restaurants, destinati solo alle consegne a domicilio. Stanno spuntando in tutte le maggiori città americane e sono frutto di un concetto commerciale nuovo: un locale che può vivere solo di clientela lontana, che ordina on line o via telefono i pasti, perché così si risparmia sull’affitto e sui costi del personale. E sopratutto i ghost restaurants competono con le consegne dei ristoranti tradizionali e puntano a una resa economica superiore grazie a costi minori: per funzionare servono sostanzialmente una cucina con il relativo personale, un meccanismo per la raccolta ordini e un servizio di consegna.

Per questo gruppi come Green Summit si sono spinti oltre: hanno lanciato una serie di ghost restaurant monotematici che dividono la stessa cucina e hanno un meccanismo centralizzato di raccolta ordini e consegna. Ecco spiegato il fenomeno di Butcher Block come ristorante fantasma di carne, di Leafage per le insalate, di Melt 350 per il formaggio e i sandwich. Da Green Summit preparano, solo a New York, 7.500 pasti a settimana con 8 marchi diversi, frutto del lavoro di 50 cuochi. Il servizio è disponibile in altre città (ad es. Chicago) e Green Summit punta allo sbarco in Inghilterra. Di più: ora ristoranti fantasma e tradizionali competono ad armi pari, in piattaforme di consegna a domicilio come Seamless-Grubhub o Eat24, DoorDash e UberEats. La competizione è sui piatti, i prezzi e la qualità, ma anche sui nomi che stanno dietro alle iniziative. David Chang, chef del famoso Momofoku di Manhattan, mette a tavola centinaia di persone al dì, ma offre anche i suoi piatti tramite il ghost restaurant Maple. Altri, come Savory, puntano su una rete di consegne diretta e hanno allargato l’offerta al mercato aziendale, per circa 10mila pasti consegnati al mese.

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