Offrire l’aperitivo è un bel gesto facilissimo da sbagliare. Colpa dell’appetizer

appetizer

Il ristoratore con le migliori intenzioni, deciso a dare sempre il massimo, sa bene che in ogni caso il suo servizi sarà cosparso di varie bucce di banana. In un ristorante si sbaglia se una cosa non si fa ma anche se si fa.

Prendiamo quelle “cose in più” che non tutti fanno come i vari atti di cortesia: sconti, gadget e offerte varie di dolcetti e liquori finali e amuse bouche iniziali. L’attenzione fuori menu che personalmente più gradisco è l’offerta dell’aperitivo. Sia quando mi siedo al tavolo sia, a maggior ragione, se devo aspettare il mio turno all’angolo bar o in un salottino d’attesa.
In questo, caso è possibile che sotto la suola del ristoratore si materializzi un buccia di banana bella grossa chiamata “appetizer”. Collocato proprio all’inizio, un aperitivo toppato è capace di gettare un’ombra negativa su tutto il pasto. Difficilmente è colpa di quanto viene versato nel bicchiere. Il colpevole va cercato nel piattino o nelle ciotolina dove possono manifestarsi le solitissime arachidi salate, stick industriali, stuzzichini dai colori inverosimili, patatine e altri snack del genere: un pessimo benvenuto a un pasto che spesso non merita di partire così male.

Eppure c’è un salvagente comodo ed efficace, in grado di togliere d’impiccio con l’abilità di un supereroe ed è il paniere dei prodotti tipici del luogo: cibi veri, con identità forti, pieni di personalità, di carica simbolica e, immancabilmente, di ottimo sapore. Cosa c’è di meglio che attendere il pasto con una scaglia di Castelmagno in Piemonte, una fettina di San Daniele in Friuli, un bocconcino di mozzarella di bufala in Campania? Veramente vogliamo metterli a confronto con anonimi, salatissimi salatini industriali? I prodotti tipici sono il più elegante, colto, sobrio e generoso biglietto da visita. E poi sono pratici. Tagliare una fetta di salume o un dadino di formaggio non comporta nessuna perdita di tempo in cucina, le scorte sono a lunga durata e pronte all’uso. Se poi si vuole proprio strafare (richiede un leggero lavoro ma il risultato lo merita) si può offrire una bruschetta, una ciotolina di olive in agrodolce con pangrattato tostato, zucchero, aceto e menta, o anche semplicemente un tocchetto di pane locale adeguatamente tagliato, come base di degustazione dell’olio extravergine di oliva del territorio. Non c’è regione che non abbia il suo olio, Val d’Aosta compresa.

Foto: Martino Ragusa

 

 

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