Renato Mannheimer: «Il cibo gourmet etico e sostenibile»

Renato Mannheimer, partner dell’istituto di ricerca milanese Eumetra Monterosa

Se guardo a come sono cambiate le mie personali abitudini di approccio al ristorante negli ultimi dieci anni, posso tranquillamente confessare che mi sono stufato di frequentare i ristoranti stellati e sperimentali. La ricerca esagerata sul cibo, spesso snaturato nel piatto rispetto alle sue origini, non mi piace più. Da diverso tempo, direi gli ultimi due-tre anni, frequento ristoranti tradizionali e trattorie perché si rifanno alle nostre ricette classiche e ho abbandonato la sperimentazione nei ristoranti top, che apprezzavo una volta. Però quello che si richiede a un sondaggista è di indagare i gusti della gente e c’è una tendenza assolutamente dominante nelle abitudini di consumo che ho notato nelle mie ultime ricerche: una sempre maggior attenzione alla sostenibilità. Prende forza l’idea che si possa e si debba cercare il cibo genuino ma anche “etico”, e qui lo intendo in una gamma la più vasta possibile, che va dal bio alle scelte di consumo vegetariano e vegano. Una voglia insieme di natura e di processi che rispettano l’ambiente. Questa tendenza oggi è fortissima ed è la nuova ideologia della gente. Non è esclusiva del settore della ristorazione e del food in generale, visto che è presente anche in altri settori – pensiamo alla mobilità con car e bike sharing. Io preparo delle ricerche per l’Osservatorio Nazionale Lifegate e posso confermare che questo fenomeno piano piano si è consolidato negli ultimi dieci anni. Ma si nota una crescita impressionante dell’attenzione alla sostenibilità del cibo dall’Expo 2015 in avanti, perché quell’evento ha portato la tematica all’attenzione di molti, sia direttamente come visitatori sia indirettamente perché colpiti da tutto il movimento mediatico che si è creato a contorno dell’evento. Nei nostri sondaggi abbiamo registrato una forte spinta e oggi più di un terzo della popolazione italiana è molto sensibile ai temi della sostenibilità anche in campo alimentare. Ed è probabile (non posso andare oltre perché il sondaggista non ha la sfera di cristallo) che tutto ciò duri ancora per parecchio tempo.

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