Tre insegne, un unico spazio

Sono numeri impressionanti: 2.000 mq di cui la metà sono per laboratori e spazi di servizio, 90 dipendenti, quasi 300 posti a sedere regolari, ma la possibilità di salire a 500 per eventi privati o di ospitarne anche il doppio per una cena in piedi, 3 ingressi, uno per ciascuna anima del locale. C’è il nuovo Romeo Chef & Baker con il bar-gastronomia-ristorante, poi Giulietta con la pizzeria-griglieria e Frigo che è la gelateria artigianale. Più un altro ingresso separato per consegne e personale. E ancora, 300 padelle, 54 casse audio, 120 km di cavi elettrici e 33 km di cavi lan, che sono serviti a rendere questo locale al passo con le più moderne tecnologie di domotica: basta un iPad o un iPhone per controllare tutto in remoto.

Esattamente lo smartphone con cui la chef Cristina Bowerman, titolare e anima del locale, accende le luci a mano a mano che ci accompagna nella visita della sua nuova creatura. Per chi non conosce la storia, riassumiamo: tornata dagli Stati Uniti, Cristina Bowerman prende le redini delle cucine di Glass Hostaria nel 2006. Rapidamente si fa notare per il suo stile ardito e e viene insignita di una stella Michelin.

Sei anni dopo, insieme al compagno Fabio Spada, si lancia nell’avventura Romeo, in partnership con i fratelli Roscioli, che dopo qualche anno escono di scena, lasciando tuttavia un patrimonio di know-how sulla gastronomia e sulla panificazione. Il vecchio Romeo si presentava come un locale a metà fra forno, bancone gastronomia e ristorante, dove fermarsi per fare la spesa, per un aperitivo o per una cena gourmet, che è per grandi linee lo stesso obiettivo anche del nuovo locale. Nel tempo sono venuti anche l’Aperomeo, ovvero l’apecar che porta in giro per la città le specialità del locale, poi Cups, il banco nel mercato di Testaccio e il progetto Frigo, ovvero il gelato artigianale, inizialmente su ruote poi stabilitosi al mercato. Tanta carne al fuoco, così arriva il momento in cui l’ambiziosa Bowerman decide che gli spazi di 300 metri quadrati di via Silla, in zona Prati, sono diventati stretti.

Sempre rimanendo in ambito motoristico, si passa dall’officina Alfa Romeo che ha dato il nome al locale, agli spazi di un’ex concessionaria di auto di lusso. Duemila mq in zona Testaccio, appena al di là di quel ponte che porta in un passo a Porta Portese e due passi più in là a Trastevere, dove ha sede Glass. La costruzione è durata quasi due anni, un po’ per l’imponenza dei lavori, ma anche per i mille rinvii causa burocrazia. Come per i precedenti locali, il progetto è stato affidato all’architetto Andrea Lupacchini, a cui è stato chiesto espressamente che gli spazi fossero modulabili, apparentemente separati, ma uniti da passaggi a scomparsa, in modo da poter chiudere e ampliare il locale e ospitare anche grandi eventi. A sua volta Lupacchini ha portato nella nuova sede le professionalità di Brandolini, azienda romana che si occupa della lavorazione dell’acciaio inox e che già aveva curato le precedenti aperture della coppia Bowerman-Spada; poi Devoto arredamenti di Latina, che ha collaborato anche per la nuvola di Fuksas, che è intervenuta sulle parti di legno e acciaio; e ancora Kait per la parte tecnica, con le cucine, i frigoriferi, i banconi e i forni.

Ma quali sono le novità rispetto al passato? Il nuovo Romeo ha in più un grande bancone di 27 metri su cui ci si può sedere per un aperitivo (34 i posti a sedere) accompagnato dalle tapas ideate dalla chef e chiedere al bartender Riccardo Gambino uno dei suoi cocktail, con una carta dedicata ai Martini. Per il resto l’impostazione resta la stessa del passato, con un’unica novità: un menu sempre essenziale, con una decina di piatti, ma suddiviso per categorie invece che per portate. In altre parole, vegetale, carne e pesce al posto di antipasto, primo, secondo e contorno. Piatti che cambiano frequentemente, in base alla stagionalità.

Come già anticipato, a Romeo si è aggiunta Giulietta, che è la pizzeria: metà napoletana e metà romana, con due forni entrambi a legna e due impasti differenti, curati rispettivamente dai fratelli Salvo e Marco Lungo. Pizze classiche e gourmet, con la consulenza della stessa chef e i top preparati nelle grandi cucine a servizio della pizzeria. Nonché griglieria, con esposizione delle carni a vista e una grande griglia in stile Etxebarri. Gli antipasti, inoltre, seguono la dicotomia Roma-Napoli: supplì contro frittatina di pasta, per esempio. Poi c’è la gelateria Frigo, che finalmente ha la dignità di un suo spazio. E ancora le sale dedicate alla clientela incentive, alle feste e alla formazione. Uno spazio è stato infatti predisposto come piccola sala conferenze, cablata e attrezzata.

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