Un valore è nel luogo

 

“Location, location, location” è il motto del commercio anglosassone: la scelta del luogo dove si apre il locale è la chiave del successo. Investire in termini di canone di locazione quindi è una strada (quasi) obbligata: un locale che costa meno non fa risparmiare, è più conveniente proprio perché ha meno traffico di clienti e fatturerà di meno. Non solo: nella stessa via il lato sinistro o destro, i primi numeri civici o gli ultimi danno performance diverse.
Un ristorante in un museo, aeroporto o department store è ancora meglio: il traffico dei clienti è assicurato dal luogo stesso. In un mondo di food esperenziale la location non basta: la vera chiave del successo è il binomio con il concetto di locale. Se aprite un ristorante da 50 € a testa in un aeroporto di grande traffico, ma concentrato su voli low cost, fate un buco nell’acqua. Allo stesso modo un ristorante in un museo d’arte moderna dovrebbe essere impostato su creatività e innovazione… Insomma Villa Panza è diversa dagli Uffizi, Heatrow da Orio al Serio, Via Montenapoleone dai Navigli... Il concept di locale, se è così distintivo, mette in forse la teoria anglosassone di cui sopra: è il concept che fa la location, ovvero una zona, un tratto o un’intera via sono rivitalizzate da un locale mai visto prima. Dalla “location” alla “destination”: un luogo che scegli per la sua offerta gastronomica e il design del locale a prescindere da comodità, vicinanza e parcheggio. È il caso dell’ultimo tratto di Via Solferino a Milano, oggi trasformato in un distretto del premium food: merito della cordata Dry-Pisacco, due concetti innovativi che hanno trainato altri ristoranti complementari. Stesse logiche che a Londra valgono per la zona di Scoreditch, nell’East End.

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