Vinitaly, niente nemmeno per quest’anno. Se ne riparla nel 2022

Vinitaly

«Le permanenti incertezze sullo scenario nazionale ed estero e il protrarsi dei divieti ci hanno indotto a riprogrammare definitivamente la 54ª edizione del Vinitaly nel 2022 – ha detto Maurizio Danese, presidente di Veronafiere Spa –. Si tratta di una scelta di responsabilità, ancorché dolorosa; un ulteriore arresto forzato che priva il vino italiano della sua manifestazione di riferimento per la promozione nazionale e internazionale. In attesa che lo scenario ritorni favorevole – conclude Danese – Vinitaly continua a lavorare congiuntamente con tutti i protagonisti anche istituzionali del settore, a partire dal ministero delle Politiche agricole e Ice-Agenzia oltre a tutte le associazioni e le categorie, per continuare a supportare la competitività del vino made in Italy sia sul mercato interno che sui Paesi già proiettati alla ripresa, Usa, Cina e Russia in primis».

Confermato OperaWine

Confermato invece OperaWine. «Confermiamo OperaWine - dice Il ceo di Veronafiere, Giovanni Mantovani -. L’evento, tutto declinato alla ripartenza del settore, grazie alla partecipazione di stampa e operatori nazionali e internazionali farà anche da collettore e traino a tutte le aziende del vino che vorranno partecipare a un calendario b2b che Veronafiere sta già approntando».

Niente Vinitaly nemmeno per quest'anno quindi. Se ne riparla nel 2022.

Con parole dispiciute, ma in favore della decisione stanno già arrivando da produttori e consorzi.

Siamo assolutamente d’accordo con il Dottor Mantovani, i dirigenti della Fiera di Verona e i Presidenti delle Organizzazioni di filiera nel valutare che Vinitaly 2021 dovessere essere rinviata”: ha detto Claudio Biondi, Presidente del Consorzio Tutela Lambrusco, realtà nata il 1° gennaio scorso dalla fusione dei tre precedenti enti di valorizzazione e salvaguardia del vino emiliano. «Fin da metà febbraio - alla richiesta di partecipare a una possibile edizione in giugno del Salone Internazionale del vino e dei distillati - dopo aver sentito il parere dei nostri consorziati ci eravamo espressi contrari. A seguito delle opportune valutazioni, visti i protocolli di sicurezza che erano stati ipotizzati - non conciliabili con le esigenze dei nostri produttori - ci eravamo detti sfavorevoli. Si tratta di una decisione molto sofferta ma inevitabile».

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