Extravergine simbolo dell’identità italiana: per 7 italiani su 10 è patrimonio culturale nazionale

Foto di Alexandra Koch
Il Secondo Rapporto sul Turismo dell’Olio evidenzia il ruolo centrale dell’olio extravergine di oliva nell’immaginario collettivo: il 70% degli italiani lo considera espressione del patrimonio culturale e paesaggistico. In crescita anche l’oleoturismo, con +37,1% di partecipazione tra 2021 e 2024.

L’olio extravergine di oliva non è soltanto un alimento cardine della dieta mediterranea, ma un elemento identitario per il Paese. Sette italiani su dieci lo riconoscono come simbolo del patrimonio culturale e paesaggistico nazionale, attribuendogli un valore che va oltre la tavola e investe storia, tradizioni e territorio.

È il dato che emerge con maggiore forza dal Secondo Rapporto sul Turismo dell’Olio, promosso da Associazione Nazionale Città dell’Olio, Coldiretti e Unaprol, e curato da Roberta Garibaldi. Il documento fotografa un rapporto profondo tra italiani e olio Evo, fatto di attenzione alla salute (65%), interesse per le varietà (60%) e consapevolezza culturale (60%).

Un patrimonio produttivo unico in Europa

L’Italia può contare su oltre 619 mila imprese olivicole e più di 500 cultivar, espressione di una biodiversità che non ha eguali e di tradizioni millenarie radicate nei territori.

Nonostante questo legame, il Rapporto segnala un divario informativo: solo il 43% degli italiani conosce concretamente la produzione del proprio territorio o ha visitato oliveti e frantoi, mentre meno della metà sa indicare almeno una cultivar locale. Un dato che evidenzia la necessità di rafforzare cultura e divulgazione lungo tutta la filiera.

L’oleoturismo cresce e si struttura

In questo contesto si inserisce la crescita dell’oleoturismo, che tra il 2021 e il 2024 ha registrato un incremento del 37,1% nella partecipazione alle esperienze legate all’olio extravergine di oliva.

Il 70% degli italiani si dichiara interessato a degustazioni con abbinamenti gastronomici, mentre aumenta la domanda di esperienze immersive: itinerari tra ulivi secolari, cene in uliveto (scelte dal 71% degli intervistati), visite a frantoi storici e percorsi culturali.

Toscana e Puglia le mete più richieste

Tra le destinazioni preferite emergono la Toscana (29%) e la Puglia (28%), seguite da Sicilia (20%), Umbria (18%) e Liguria (15%). Cresce inoltre l’interesse verso territori meno noti ma ad alta qualità produttiva, segno di una progressiva diversificazione della domanda.

Sul piano internazionale, oltre il 55% di tedeschi, francesi, americani, inglesi e austriaci manifesta l’intenzione di visitare l’Italia per vivere esperienze enogastronomiche nei prossimi anni, con una particolare apertura verso il segmento premium da parte del mercato statunitense.

Una leva strategica per le aree rurali

“L’olio extravergine di oliva è cultura, paesaggio e identità”, sottolinea Roberta Garibaldi. L’oleoturismo, in questa prospettiva, rappresenta una leva strategica per rafforzare il legame tra comunità, visitatori e filiera produttiva, contribuendo alla rigenerazione delle aree interne e alla destagionalizzazione dei flussi.

Dalla multifunzionalità aziendale alla creazione di reti territoriali, il settore punta a trasformare l’interesse diffuso per l’olio Evo in valore economico, sociale e culturale. La sfida resta quella di colmare il gap di conoscenza e consolidare un’offerta strutturata e di qualità, capace di valorizzare un prodotto che per gli italiani è, prima di tutto, identità nazionale.

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