Adesso le cantine guardano ai grossisti

 

La crisi dei consumi fa (paradossalmente) bene ai grossisti, almeno per quanto riguarda le vendite di vino. A certificarlo sono i dati del servizio Tracking Horeca Grossisti di Iri, che monitora gli acquisti effettuati dai pubblici esercizi attraverso la distribuzione, sia indipendente sia associata.
Nel 2015 il vino venduto dai grossisti nell’horeca è cresciuto a volume dell’1,3%. La ragione è presto detta: «I produttori di vino - spiega Mario Carbone, responsabile dell’osservatorio Iri - stanno progressivamente riducendo il numero di ristoranti che servono direttamente. Le ragioni sono sia economiche, sia finanziarie. Appoggiandosi ai grossisti, infatti, riducono i costi di distribuzione. Ma soprattutto riducono l’esposizione finanziaria, dal momento che con la crisi hanno dovuto fronteggiare difficoltà ancora maggiori che in passato nel riscuotere i propri crediti dai ristoratori». Complessivamente, nel fuori casa crescono le vendite di vino in bottiglia (+4%) e calano, seppur di poco, quelle di fusti (-0,4%).
La maggiore attenzione sia al consumo sia al costo dei clienti ha fatto decollare la vendita delle bottiglie da 50 cl nel canale ristorazione: nel 2015 hanno registrato un +12% contro il +7,3% delle “classiche” da 75 cl. «I clienti - spiega Carbone - si muovono all’insegna del ‘bere meno, bere meglio’. Il ragionamento? Meglio un buon bicchiere o una mezza bottiglia di qualità che una bottiglia da 75 che mi costa di più e poi magari nemmeno finisco».
I bianchi crescono più dei rossi (+7,9 contro +6,9%), ma gli incrementi maggiori arrivano dai rosati, con un +17%, ma su una quota di mercato a volume del 2% appena. «I vitigni che nel 2015 hanno fatto segnare le crescite maggiori nelle vendite dei grossisti ai ristoranti - rivela Carbone - sono Verdicchio, Vermentino e Chardonnay per i bianchi, mentre per i rossi i top performer sono Primitivo, Valpolicella e Cabernet Sauvignon».

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