A Portorose apre il Salina, ristorante gourmet sloveno. Lo chef è Marko Gorela

gorela salina

La data è proprio quella di oggi, 30 Aprile. Sul litorale sloveno di Portorose, a pochi chilometri dal confine italiano, apre il Salina, nuovo ristorante gourmet con le carte in regola per diventare un punto di riferimento della cucina slovena.

La cifra stilistica è quella del suo chef Marko Gorela, che sta conquistando l’attenzione di critica e pubblico, grazie a un felice momento di creatività sostenuto da una solida formazione in importanti realtà straniere.
Il week end di inaugurazione del Salina, ovviamente, è dedicato alla Pasqua. Per l’occasione, Gorela ha prodotto un menu che combina terra e mare, nettezza delle singole note gustative e complessità di insieme. La combinazione delle portate, una parte delle quali entrerà in carta, è stata pensata per emozionare puntando sulla solidità della sostanza, senza manierismi, e con la mission di sedurre. Eccolo: signature dish sarà il brülée di riccio con capesante e caviale Ossetra. Sarà seguito da agnello marinato con noci nere, tuorlo, cuoricini di insalata arrosto e schiuma di scalogno; ravioli di pistacchio con mousse di mortadella, porri novelli arrostiti, salsa di tuorlo e olio d’oliva e baccalà affumicato arrosto; triglia di fango con scampi, tartufo nero, puré di pastinaca con rafano e broccoli. Per concludere, lo scenografico dessert aurum di Zlatarna Celje.

Gorela ha anche partecipato attivamente alla progettazione dell’interior design, contribuendo a creare uno spazio che concettualmente si ispira a una luminosa galleria d’arte, con una palette cromatica dominata da tutte le sfumature del bianco.
Pezzi forti della prima sala che accoglie i clienti, il grande pannello-installazione bianco, vincitore, a Milano, nel 2017 del prestigioso Red Dot Design Award, posizionato coma un quadro dietro il bancone del bar, e l’enorme nicchia in vetro termoregolata dove trova la selezione di vini locali e internazionali. Come per gli ingredienti della cucina, anche per ciò che riguarda la proposta enologica è stato fatto un accurato lavoro di ricerca coinvolgendo i produttori locali di nettari pieni di struttura come il rosso Refošk e bianco Malvazija, senza dimenticare le bollicine metodo classico.

Sempre nella prima sala, il benvenuto ai clienti viene dato da un allestimento di amuse bouche posizionati come se fossero dei frutti su un espositore-scultura che ricorda un albero da cui ci si può liberamente servire, mentre i camerieri offrono un calice di vino. In occasione della Pasqua, tra i rami saranno collocate delle uova, preparate dallo chef con una particolare procedimento di cottura che riesce a far coesistere differenti consistenze. Tratto comune delle chicche di benvenuto del Salina, l’uso di materie prima strettamente locali, reperite secondo l’offerta di stagione.

Anche nella seconda sala, dove sono stati collocati i tavoli, il bianco regola la gamma delle tinte dominanti. A fare da contrasto, per dare dinamicità allo spazio, le note scure di alcune sedie e delle apparecchiature con bicchieri da acqua in prezioso cristallo antracite e i metallescenti riflessi argentei e bronzei di sottopiatti e lampade. Tutto è volutamente pulito nelle forme e nelle geometrie per non sottrarre attenzione ai piatti ed esaltarne l’insieme di forme, cromatismi e sentori.

Last but not least, la vista che dalle ampie vetrate della facciata principale, dietro gli aghi dei pini marittimi del lungomare, fa inquadrare l’azzurro intenso dell’Adriatico. Il suo sale da 700 anni, nelle saline di Sicciole e di Strugnano, fa un viaggio che dall’acqua arriva in tavola in modo totalmente naturale, regalando agli ingredienti che incontra un’intensità di gusto straordinaria. Non è un caso che i sui delicati cristalli, croccanti e purissimi siano usati dai grandi chef di tutto il mondo.

 

 

 

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