Al servizio dell’espresso

Giocare con il design senza perdere di vista la funzione d’uso è la sfida dei produttori di accessori per il caffè. Così un cucchiaino diventa un’onda e un piattino un porta zuccheri

Servire un espresso alla fine del pranzo o della cena non significa semplicemente portare al tavolo una tazzina con 2,5 cl di caffè, ma dare continuità alla cura, alla qualità e al servizio delle portate che lo hanno preceduto.
Anche al ristorante, infatti, per il cliente bere il caffè deve essere un rito piacevole, un ultimo “regalo” al palato e allo spirito prima di lasciare il locale, un momento in cui sentirsi coccolato. Dunque: eccellente miscela, un corredo di tazze all’altezza dell’immagine del locale e grande cura al servizio e agli “accessori” che lo accompagnano.

Tazze col cappello

Se la macchina espresso è lontana dai tavoli o se si vogliono servire più espressi contemporaneamente è importante salvaguardarne la temperatura, affinchè non giungano ai clienti freddi, cioè privi di gran parte dell’aroma e del gusto.
Alla tazzina ben calda si possono aggiungere appositi coperchi in porcellana, anch’essi mantenuti caldi, a fare da barriera alla dispersione di calore e aromi. Possono essere personalizzati con il nome del locale: al pari dei vecchi portacenere c’è chi ne fa collezione.
Se all’espresso o al cappuccino si vuole unire un biscotto secco o un cioccolatino si può optare per un piattino asimmetrico: la tazza è spostata su un lato e lascia lo spazio per il dolce, senza dover utilizzare un altro contenitore.

Abbinare il cioccolato
A proposito di cioccolato, la sua unione col caffè è sempre gradita, soprattutto se tra i due c’è continuità di gusto. Una cialda a forma di tazzina, con le pareti interne che ne sono rivestite, risulta una proposta insolita, golosa e gradita. Come pure un cucchiaino che, immerso nel liquido caldo, piano piano si scioglie, cedendo il gusto intenso di un buon cioccolato fondente. Se la tazzina ha precisi parametri da rispettare per permettere all’espresso di esprimersi al meglio, dunque non permette importanti variazioni nelle forme, ecco che il design diventa protagonista del cucchiaino.
L’avvento dello zucchero in monoporzioni non richiede più una capiente parte concava e le forme si fanno insolite e ricercate: dal “piatto” che stupisce e cattura per la sua originalità a un’altrettanto eccentrica linea sinuosa che accenna a una lieve affossatura a un’estremità mentre l’altra è plasmata per facilitare l’impugnatura, fino ad arrivare al semplice contorno della parte che si immerge nell’espresso: un “filo” che attraversa la crema di latte, non la rompe e non incide sulla temperatura del prodotto. Davvero belli da vedere, toccare, maneggiare e... rubare!
Come sempre, nella scelta di questi prodotti è importante preferire un buon acciaio, che non riga il fondo della tazzina e si mantiene bello a lungo.

La scelta dello zucchero

Al momento del servizio del caffè per lo più restano sul tavolo solo bevande e bicchieri; è comunque il caso di accompagnare al servizio dell’espresso un bicchierino d’acqua, suggerendo ai commensali di berlo prima del caffè per preparare il palato alla degustazione: una piccola “lezione” da ricordare anche quando si recherà al bar. E veniamo al momento dolce. Per lo più la tazzina giunge al tavolo con una bustina di zucchero bianco, ma spesso l’ospite è abituato a un’ampia scelta al bar come a casa, che comprende anche zucchero di canna, monorigine, di mele, miele, fruttosio e dolcificanti. L’offerta si può riunire in un porta zucchero da tavolo, al cui interno trovano comodamente posto più bustine. Anche il servizio del caffè richiede attenzione e, magari, un tocco artistico.

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