Riccardo Cotarella: «Viticoltura plurale e biodiversità, è l’Italia del vino»

Da questo mese di marzo, Riccardo Cotarella, racconta ai lettori di Ristoranti di Bargiornale l’Italia del vino. La prima puntata è dedicata al nerello mascalese, simbolo della viticoltura dell’Etna

L’Italia è il Paese della viticoltura plurale, della biodiversità applicata al vino come forma di racconto collettivo. Nessun’altra nazione può vantare un patrimonio così ampio di vitigni autoctoni, territori, denominazioni e stili produttivi capaci di generare vini profondamente diversi tra loro, eppure riconducibili a un’unica, grande identità culturale. Dalle Alpi alla Sicilia, dalle colline appenniniche alle isole, il vino italiano è un mosaico fatto di storia, paesaggio e comunità.

Denominazioni come luoghi della memoria

Le grandi denominazioni – Barolo e Barbaresco, Brunello di Montalcino, Chianti Classico, Amarone della Valpolicella, Prosecco, Franciacorta, Etna, Taurasi, Aglianico del Vulture, Nero d’Avola di Sicilia, Cannonau di Sardegna – non sono soltanto marchi enologici, ma luoghi della memoria.

Raccontano il lavoro dell’uomo, l’adattamento ai suoli, ai climi, alle altitudini, la capacità di custodire tradizioni millenarie rinnovandole nel tempo. Ogni denominazione è una lingua diversa con cui il territorio si esprime.

Biodiversità

La forza della viticoltura italiana sta proprio nella sua biodiversità: centinaia di vitigni autoctoni, microzone, esposizioni, pratiche agricole che rendono ogni vino irripetibile. Un Sangiovese non è mai uguale a se stesso, un Nebbiolo cambia volto a pochi chilometri di distanza, un bianco mediterraneo parla una storia diversa da uno di montagna. È questa varietà a rendere il vino italiano un patrimonio inestimabile di sapori, profumi, identità.

Questo articolo vuole essere un preludio a un viaggio tra le denominazioni italiane, un invito ad attraversare territori che sanno raccontare non una sola storia, ma molte. Storie di popoli, di culture, di paesaggi che il vino continua, vendemmia dopo vendemmia, a custodire e a narrare.

Nella prima puntata: il nerello mascalese

 

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