Addio a Nadia Santini, la signora della cucina italiana

È scomparsa il 2 novembre, a 72 anni, la chef del ristorante Dal Pescatore di Canneto sull’Oglio, nel Mantovano. Prima donna italiana a conquistare le tre stelle Michelin, ha contribuito a scrivere la storia dell’alta cucina italiana, mantenendo sempre al centro la tradizione, la famiglia e il valore dell’ospitalità.

È morta il 2 novembre 2026 Nadia Santini, una delle figure più importanti della ristorazione italiana. La chef del ristorante Dal Pescatore, che conduceva insieme al marito Antonio, si è spenta a 72 anni dopo una lunga malattia. A darne notizia è stata la famiglia attraverso i canali social del ristorante, con un messaggio che ne ricorda la sensibilità, l'empatia, il rigore morale e la dedizione al lavoro.

Dalla trattoria di famiglia alle tre stelle Michelin

Nata nel 1954 a San Pietro Mussolino, in provincia di Vicenza, Nadia Cavaliere, questo il suo nome da nubile, aveva costruito il proprio percorso professionale senza frequentare scuole di alta cucina. Fondamentale fu l'incontro con Antonio Santini e l'ingresso nella trattoria della famiglia di lui, a Runate, dove apprese i fondamenti del mestiere dalla suocera Bruna. Da quella cucina di campagna sarebbe nato uno dei ristoranti più conosciuti e apprezzati della gastronomia internazionale.

La consacrazione arrivò progressivamente: la prima stella Michelin nel 1982, la seconda nel 1988 e la terza nel 1996, facendo di Nadia Santini la prima chef donna italiana a raggiungere il massimo riconoscimento della guida francese. Un traguardo che il Dal Pescatore ha conservato ininterrottamente, diventando il ristorante italiano con la più lunga permanenza ai vertici della Michelin. Nel 2013 arrivò un ulteriore riconoscimento internazionale, il premio World's Best Female Chef, assegnato nell'ambito dei The World's 50 Best Restaurants.

Una cucina tra tradizione, eleganza e ospitalità

La sua cucina si è sempre distinta per un'eleganza lontana dagli eccessi, costruita sulla valorizzazione delle materie prime, sul rispetto delle ricette tradizionali e su una ricerca gastronomica mai fine a sé stessa. I tortelli di zucca, gli agnoli e le altre preparazioni legate alla cultura mantovana sono diventati espressione di un'alta cucina capace di coniugare memoria e raffinatezza, senza perdere il rapporto con il territorio.

Santini amava definire la propria una cucina «umanistica», nella quale il cibo non rappresentava soltanto il risultato di una tecnica, ma anche uno strumento di relazione, attenzione e cura verso l'ospite. Una visione che ha caratterizzato l'identità del Dal Pescatore, dove il servizio, l'accoglienza e la dimensione familiare hanno sempre avuto un ruolo centrale.

L'eredità di Nadia Santini e il futuro del Dal Pescatore

Accanto a lei, nel corso degli anni, hanno lavorato il marito Antonio e i figli Giovanni, impegnato in cucina, e Alberto, responsabile della sala, dando continuità a un progetto che ha saputo crescere senza rinunciare alle proprie radici.

Con la scomparsa di Nadia Santini la ristorazione italiana perde una protagonista che ha contribuito a ridefinire il ruolo delle donne nell'alta gastronomia e a dimostrare come una cucina profondamente legata alla tradizione possa conquistare riconoscimenti internazionali. Resta il patrimonio professionale e umano di una chef che ha fatto della semplicità, del rigore e dell'ospitalità i principi della propria identità.

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