
Gli italiani continuano a frequentare bar e ristoranti, ma la spesa non tiene il passo con l'aumento dei prezzi. A settembre 2026 le visite nei locali del fuoricasa sono cresciute dello 0,3% rispetto allo stesso mese del 2025, mentre la spesa a prezzi correnti ha registrato un incremento dell'1,7%. Un risultato che, a fronte di un'inflazione dei servizi di ristorazione del 2,9%, si traduce in una contrazione dei consumi in termini reali.
È quanto emerge dall'Osservatorio prezzi e consumi del Centro Studi Fipe-Confcommercio, elaborato sulla base dei dati Consumer Tracking di Tradelab e delle rilevazioni Istat.
Anche lo scontrino medio, cresciuto dell'1% su base annua, mostra un incremento inferiore a quello dei prezzi. Il quadro descrive quindi un mercato che mantiene sostanzialmente stabile la frequenza delle visite, ma nel quale il valore della spesa non cresce abbastanza da compensare l'inflazione del comparto.
Pranzo e aperitivo sostengono i consumi
L'andamento cambia sensibilmente a seconda delle occasioni di consumo. Il pranzo registra un aumento del 3,3% delle visite e del 3,5% della spesa, mentre la cena cresce del 2% nelle visite e dell'1,4% in valore.
Particolarmente positivo l'aperitivo serale, che segna +3,4% nelle visite e +7,9% nella spesa. Una dinamica che lo distingue dalle altre occasioni di consumo e indica una crescita del valore superiore a quella della frequenza.
Di segno opposto i consumi pomeridiani, in calo del 5,2% nelle visite e dell'1,3% in valore. Ancora più marcata la flessione del dopocena e della notte, con visite in diminuzione del 2,3% e spesa in contrazione del 10,4%.
Ristoranti e bar in crescita, arretrano delivery e asporto
Anche l'analisi per canale evidenzia andamenti differenti. I ristoranti registrano un incremento del 3,6% delle visite e del 4,3% della spesa, mentre i bar crescono rispettivamente del 2,5% e del 2%.
Risultati positivi anche per le mense (+5,4% nelle visite e +6,2% in valore) e soprattutto per le gelaterie, che segnano +14,4% nelle visite e +11,9% nella spesa.
Prosegue invece la contrazione del food delivery, con un calo del 7% delle visite e del 14,6% del valore. In difficoltà anche i locali da asporto, che perdono il 6,1% delle visite e l'1,9% della spesa.
L'inflazione della ristorazione rallenta al 2,9%
Sul fronte dei prezzi, settembre registra un rallentamento dell'inflazione dei servizi di ristorazione, passata dal 3,2% di agosto al 2,9% su base annua, un livello inferiore all'inflazione generale del 4,2%.
Gli aumenti risultano differenziati tra le varie tipologie di attività. Nei bar i prezzi crescono del 3,2%, con punte del 4,4% per pasticceria e gelateria e del 2,8% per la caffetteria. Nei ristoranti tradizionali l'incremento è del 2,6%, nelle pizzerie del 3% e nelle mense del 2,1%.
Nel complesso, i dati di settembre restituiscono l'immagine di un fuoricasa che mantiene i livelli di frequentazione, ma continua a risentire della pressione sui consumi reali. La crescita delle visite in alcune occasioni e canali non si traduce necessariamente in un analogo aumento della spesa al netto dell'inflazione, mentre si accentuano le differenze tra i diversi momenti di consumo.




