Francia, dove il fast food cambia faccia

Mercati –

Formule menu anche per i bambini e ricette equilibrate dal punto di vista nutrizionale: sono le nuove richieste che i consumatori pongono alla ristorazione veloce in Francia

Veloce sì, ma non frettoloso. E nemmeno buttato lì un po’ come capita, senza badare troppo a cosa si serve. L’evoluzione della ristorazione veloce, in Francia, offre interessanti motivi di riflessione anche per chi lavora al di qua delle Alpi.
In occasione dell’ultimo Sandwich&Snack Show, fiera parigina di fine inverno, Reed Expositions ha fornito una fotografia completa della ristorazione veloce in Francia e delle sue evoluzioni.
Il primo dato che emerge è quello di un comparto in relativa salute: nonostante la stagnazione economica, infatti, le insegne francesi hanno incrementato sia il fatturato totale, arrivato a quasi 46 miliardi di euro, sia il numero di pasti, arrivando a servire il 52% del totale dei pasti fuori casa.
Merito della capacità di cogliere l’evoluzione dei comportamenti dei consumatori e di dare risposte adeguate alle loro esigenze.

Immagine ben costruita

I nuovi locali della ristorazione veloce, tanto per incominciare, sono molto lontani dai fast food “da battaglia” di un tempo (e questo vale anche per l’Italia). L’immagine è ben costruita, ricercata, la comunicazione attenta, non di rado condita da un po’ di ironia. Si trovano di fronte un consumatore molto autocentrato: vuole piatti fatti al momento, possibilmente personalizzabili, vuole aspettare il meno possibile per essere servito ma avere tutto il tempo che vuole per consumare. Ma, soprattutto, è sempre più attento a cercare la qualità nel cibo che decide di mangiare.

Sempre più specializzati

La maggior parte dei format si sviluppa attorno a un’identità precisa, spesso costruita attorno a un prodotto simbolo, nazionale (in Francia, ad esempio, il Crocque Monsieur) o esotico (i polli alla brace portoghesi o i ceviche sudamericani).
La ricerca identifica tre grandi filoni di sviluppo per la ristorazione veloce: il gourmet fatto al momento, il vegetariano “etico” e il cibo da strada esotico in versione raffinata.
In comune hanno la qualità degli ingredienti e una comunicazione che evidenzia il valore gastronomico della propria offerta. Insieme rispondono alla richiesta di varietà di un pubblico i cui consumi sono sempre meno legati ai pasti principali.

Elementi clou per i consumatori
Nell’evoluzione dell’offerta emergono due elementi interessanti. Il primo è l’attenzione ai valori nutrizionali: il 72% dei clienti ne vorrebbe di più. La risposta è parziale: solo il 59% delle insegne indica il valore nutrizionale dei piatti nel menu, mentre l’88% lo fa sul sito (ma nel 2009 i valori erano rispettivamente del 53 e 78%).
Il secondo sono le formule risparmio: il 74% offre formati differenziati (era il 52% nel 2009), il 98% formule menu. Lo hanno capito anche gli indipendenti (le offrono il 97%), che però sono ancora al palo sui menu bambini (l’80% delle catene li offre). La sfida, per i menu, è studiarli equilibrati: dichiarano di esserlo solo il 6% del totale, a fronte dell’81% dei clienti che li chiede.

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