
Le prime tracce documentate risalgono al 1398, con un riferimento scritto al Chianti - oltre 600 anni di storia ininterrotta. Ma è nel 1716 che il Chianti Classico conquista un primato mondiale: i confini ufficiali della sua area di produzione vengono definiti per la prima volta, tra i primissimi esempi al mondo di delimitazione geografica legata al vino.
Nel 1984 il Chianti Classico diventa Docg, e solo nel 1996 ottiene la separazione dalla denominazione generica “Chianti”, con un proprio disciplinare autonomo.
Il territorio, tra le colline di Firenze e Siena, è qualcosa di unico: oltre 300 siti storici protetti, 150 ville-fattorie, boschi curati e archivi custoditi nei secoli - un paesaggio di rara bellezza già ammirato nel Rinascimento.

Ogni anno vengono prodotte circa 35-38 milioni di bottiglie, con l’80% destinato all’export. Gli Stati Uniti assorbono oltre il 35% delle vendite. Il valore complessivo al consumo supera i 500 milioni di euro.
Il 16 e 17 febbraio 2026, la Stazione Leopolda di Firenze ha ospitato la 33ª edizione della Chianti Classico Collection con un nuovo record: 223 aziende e 680 etichette in degustazione.
Il tema scelto, Wine is Culture, non è uno slogan vuoto: il vino del Chianti Classico è il risultato di un sistema complesso fatto di storia, paesaggio, architettura rurale, conoscenze tramandate, appartenenza e accoglienza.
Sul fronte stilistico, la Gran Selezione - nata tra qualche diffidenza - ha finalmente trovato la sua identità più autentica: non più vetrina di concentrazione ed estrazione, ma strumento di racconto del territorio nella sua accezione più nobile.
Si sta “svecchiando” l’immagine del Chianti Classico, riscoprendo la dinamicità del Sangiovese e puntando su freschezza e facilità d’approccio per avvicinarsi anche ai consumatori più giovani. Il Chianti Classico resta insomma un territorio vivo: antico nelle radici, moderno nella visione, e sempre più ambito sui mercati internazionali. ≈



