Epoche e luoghi reinterpretati al Fuba di Rimini

Lo staff del Fuba di Rimini. Da sinistra Enrico Fusi, Nicholas Muccioli, Angelo Barletta, Giovanni Costantini. Foto Lorenzo Neri

Radicamento a un territorio diviso tra mare e boschi, capacità di attingere dalla tradizione e volontà di trasformare l’eredità del passato in qualcosa di nuovo: questi sono i pilastri della cucina di Fuba Ristorante, l’avventura imprenditoriale che i giovani chef Enrico Fusi e Angelo Barletta hanno intrapreso inaugurando lo scorso settembre 2025 un ristorante fortemente identitario, la cui insegna è la crasi delle iniziali dei loro rispettivi cognomi.

«Ci troviamo nella regione dove il mangiare è sacro - dicono -, ma anche in quella parte della Romagna dove il paesaggio cambia e il mare incontra i boschi.

Qui l’immagine delle lunghe vacanze trascorse in famiglia sotto l’ombrellone, della vita notturna e degli sballi in discoteca sopravvive un po’ sbiadita insieme al cliché nostalgico di una proposta culinaria fatta essenzialmente di piadine in spiaggia e bomboloni all’alba».

Così nasce il rinnovamento

Da qualche tempo infatti la dinamica Rimini ha iniziato a trasformare la sua identità gastronomica, smarcandosi dai menu tutti uguali dei chioschi e dalle trattorie storiche per lasciare spazio a nuove realtà che intendono proiettare nel futuro quanto appreso guardando indietro alle ricette e alle abitudini culinarie sperimentate dentro e fuori casa, negli anni trascorsi nella Riviera più vivace, godereccia ma anche standardizzata.

«La nostra vuole essere una cucina fatta di tradizione e memoria, ma soprattutto di visione, ovvero di quella consapevolezza creativa necessaria per definire una nuova idea e identità ristorativa in fermento. Stiamo gettando le basi per realizzare un ponte tra chi siamo e chi vogliamo diventare».

Un progetto pensato

Fuba Ristorante nasce con un’identità nitida, frutto di un progetto rimasto a lungo in gestazione prima di trovare la propria forma: «Attingiamo a ricordi romagnoli, rielaborati con curiosità e alla luce delle tecniche apprese durante le nostre esperienze professionali, ma soprattutto puntiamo a divertire i nostri ospiti. Cerchiamo di dare vita alla proposta di un fine dining identitario, che ci rappresenti senza forzature e senza ricalcare modelli già visti, in cui piatti complessi e tecnici - che comunque non vogliono essere un semplice esercizio di stile bensì uno strumento per esprimere un’appartenenza territoriale e il retaggio di una tradizione familiare - si affiancano a portate più smaliziate e “pop”, ispirate al mondo degli snack».

Non solo pesce

Il risolatte, reinterpretato da Fuba

  Nella carta e nei percorsi degustazione di Fuba capita così di incontrare portate signature come il Piccione in umido - dove il volatile viene cotto sulla brace, condito con una salsa ai tre pomodori ottenuta attraverso ripetuti cicli di cottura e raffreddamento che concentrano il sapore, e servito a tavola con una pralina di cioccolato, quinto quarto e pomodoro liquido - e il Crudo di muggine con pane alle erbe e limone - una versione raffinata della gratinatura romagnola, in cui il limone è macerato per sette mesi sotto sale - ma anche amuse bouche ludici ispirati al ricordo delle merende dell’infanzia, reinterpretate però in chiave fusion all’orientale: «il Sandwich croccante di cialde di alga nori caramellata con squacquerone, rucola e salicornia ricorda il gusto della classica piadina, ma anche l’estetica della celebre Kinder Fetta al latte; il Mochi Toast ricrea nella consistenza elastica del mochi la familiarità dei sapori del toast prosciutto e fontina dell’intervallo a scuola, mentre il Chawanmushi è un budino giapponese che rievoca la cremosità del Fruttolo, ma in versione salata al lime kosho».

Una cucina di memoria e innovazione

«La proposta di Fuba - raccontano gli chef - è frutto dei nostri ricordi delle stagioni trascorse in Riviera, degli studi in cucina, dei racconti raccolti dai bagnini durante le grigliate in spiaggia nelle sere d’estate e dai cuochi con 30 anni d’esperienza, quando a 15-16 anni usavamo i primi guadagni dei lavoretti estivi per concederci qualche cena nei ristoranti stellati. Nella nostra cucina abbiamo trasferito la memoria collettiva di tutto quello che abbiamo vissuto e imparato, nonché ciò che ci ha dato fastidio e che qui abbiamo ripreso ed esorcizzato con ironia».

L’obiettivo evidente è quello di dare vita a un fine dining diverso (“fun dining”?), meno ingessato e meno classico ma ugualmente credibile, perché capace di trasmettere un’idea di ristorazione giovane, con una cucina che poggia su basi solide - sia come retaggio culturale, sia per quanto riguarda la padronanza tecnica - e riesce a fare incontrare la verace autenticità romagnola con una sensibilità aromatica contemporanea. «Questo permette al tempo stesso di raccontare un progetto umano e di coinvolgere un pubblico giovane (tra i 25 e i 40 anni), affascinato dall’anima intrinsecamente provinciale di Rimini ma capace di crescere ed esprimere diversi exploit culinari, in cui vivere un’esperienza gastronomica fuori dal consueto e soddisfacente a tutto tondo».

Gli chef

Enrico Fusi e Angelo Barletta

Enrico Fusi (classe 1998), cresciuto in una famiglia di albergatori di Viserba, ha trasformato la passione nata osservando le cucine dell’hotel di famiglia in una carriera costruita attraverso esperienze in alcuni dei più interessanti ristoranti italiani. Dopo l’Alberghiero di Cervia, ha lavorato tra Rimini, Cervia, Cesenatico, Bressanone e Lecce, affinando la propria tecnica anche in ristoranti stellati e conquistando la finale di Antonino Chef Academy nel 2020. Angelo Barletta (1997), origini pugliesi, si è avvicinato alla cucina da giovanissimo e, dopo gli anni di formazione condivisi con Fusi tra scuola e prime esperienze professionali, ha perfezionato il proprio percorso in ristoranti di alto livello tra Cesenatico, Rovereto, Maranello e Barcellona. A Fuba è il riferimento per i lievitati, competenza che completa una cucina contemporanea costruita sul dialogo tra tecnica, ricerca e valorizzazione delle materie prime.

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