Data Kitchen: il ristorante gourmet diventa automatico

Scarica un’applicazione, scegli il tuo pasto del giorno, prenota l’orario e vieni informato a che ora puoi passare a degustarlo. No, non è un servizio delivery come tanti, ma il primo ristorante automatico in Europa, dietro al quale opera un signor chef di nome Alex Brosin che – dopo aver lavorato nei migliori ristoranti stellati di Berlino – ha sposato un progetto che unisce l’elaborazione e la ricerca che sta alla base dello slow-food, con le esigenze temporali di una breve pausa pranzo. Il tutto in una cornice ipertecnologica e futurista.

Nel dicembre del 2016 inizia il progetto Data Kitchen. L’idea nasce dalla mente creativa di un imprenditore della nightlife berlinese di nome Heinz “Cookie” Gindullis e dal supporto del colosso di software e big data tedesco SAP. Il ristorante, sebbene in una zona (Rosenthaler Platz) centralissima e frequentata sia in orario lavorativo che notturno, è lontano dagli occhi dei passanti, essendo situato in una corte interna di un palazzo un tempo sede del partito comunista tedesco. La maggior parte degli avventori lavorano in zona, e sono infatti loro il pubblico di riferimento: «Oltre a vendere un servizio di ristorazione ad alto livello e dai prezzi contenuti – dice Cookie – ciò che noi vendiamo è la risorsa più preziosa di tutte: il tempo. Nel “Mitte”, il quartiere più frenetico della città, molte persone hanno una pausa pranzo di 25 minuti, e impiegano la maggior parte di questa ad attendere il proprio pasto. Eliminando l’ostacolo dell’attesa, la tecnologia restituisce alle persone il tempo perduto».

Come funziona? Una volta scaricata l’applicazione si segnala l’orario in cui si preferisce passare a consumare il pasto e si consulta il menu del giorno: i prezzi dei piatti difficilmente superano i 10 euro e, con una spesa di circa 20 euro, si ha un pasto composto da due portate con bevanda. Una puntualissima notifica sulla mail segnala al cliente, al momento opportuno, che “i tuoi prodotti ti attendono al Muro del Cibo, box n° X. Clicca qui per aprire il box”. Il piatto rimarrà caldo per cinque minuti, e si ha un massimo di un’ora per poter passare a ritirarlo. Varcando la soglia del locale si entra in un ambiente confortevole e semplice, con tavoli di varie dimensioni contornati da poltrone o sedie. Spicca subito all’occhio, alla destra della stanza principale, una parete composta da venti scaffali lucidi chiusi da uno schermo sul quale figurano bianche e immobili linee digitali. Quando una pietanza è pronta, lo schermo nero diviene trasparente e su di esso appare il nome del cliente che ha effettuato l’ordinazione. Per coloro a cui tutto questo rapporto uomo-macchina risulta alienante se non inquietante, c’è un rimedio: un cordiale direttore di sala fa accoglienza ed è pronto a rispondere ad ogni domanda; un banconiere si occupa della somministrazione di bevande alcoliche e un runner si occupa di sparecchiare i tavoli e di porre i piatti all’interno del “Muro del Cibo”.

La cucina è, in un ristorante, il luogo in cui si cerca costantemente di rendere prevedibile l’imprevisto. Organizzarsi una linea di preparazioni, suddividere i ruoli all’interno della brigata, prendere prenotazioni e organizzare menu per gruppi numerosi sono la pratica comune di ogni ristorante. Il vantaggio della cucina di Data Kitchen sta proprio nel poter avere il controllo totale delle ordinazioni e dell’orario di uscita di ogni pietanza. Lo staff è composto dallo chef, quattro cuochi ed un lavapiatti. Ogni giorno vengono servite – tra colazione e pranzo – circa 50 persone, la maggior parte delle quali a pranzo. Davanti a ogni cuoco uno schermo touch consente di controllare in tempo reale tutte le informazioni relative al piatto. Via mail comunicano direttamente con il cliente lo stato di lavorazione del pasto che, una volta pronto, è collocato in uno dei box.

Il cibo servito è di tipo “berlinese”, uno stile di cucina che, come la città, non può che derivare da una fusione di culture di tutto il mondo. Nello specifico, si dà grossa rilevanza ad alcune materie prime tipiche della cucina tedesca (maiale, cavolo, tuberi, pane di segale…) rielaborate con aggiunte di ingredienti “esotici” che potrebbero essere sia italiani che turchi. Considerato poi che in Germania (e Berlino in particolar modo) almeno una persona su dieci è vegetariana o vegana, la cucina di Alex Brosin ha un occhio di riguardo per questo genere di piatti e per la ricerca di verdure fresche e di stagione. Data Kitchen ad oggi non è ancora un posto molto conosciuto in città: il fatto che il servizio sia relegato solo all’ora di colazione o di pranzo da un lato è un limite, ma dall’altro  – e questa era l’intenzione sin dall’inizio del progetto – è un modo di rendere un servizio alle persone che, in una stressante giornata di lavoro, qui riescono a concedersi un pasto al volo, economico e di qualità.

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