Sul web la stella non brilla

Sono pochi i ristoranti stellati che utilizzano in modo efficace i social media. Una ricerca di Noonic individua quelli da cui prendere spunto

La ristorazione stellata potrebbe fare di più nel mondo digitale: sono ancora in molti a trascurare questo aspetto della comunicazione. Siti web ricchi e ben indicizzati, pagine Facebook aggiornate con frequenza, profili Instagram in cui si mostra il proprio lavoro e account Twitter attraverso cui dialogare con i clienti sono strumenti che funzionano. Anche perché alla ristorazione di qualità i contenuti di certo non mancano: dai vini ai piatti, dalla propria storia alle preparazioni fino alla spesa, c’è molto da raccontare. Senza dimenticare, inoltre, che sfruttare appieno le potenzialità della comunicazione digitale è utile per raggiungere un pubblico che, soprattutto per questo tipo di locali, spesso è costituito da stranieri che quando viaggiano in Italia si informano e fanno ricerche on line per trovare le eccellenze. A tracciare questo scenario è lo studio “The Italian Data Flavour”, ideato e realizzato da Fiera Bolzano in collaborazione con Noonic, agenzia padovana di consulenza strategica specializzata nel digitale. La ricerca ha analizzato il grado di digitalizzazione della ristorazione stellata italiana (356 locali), considerando e incrociando diversi parametri dei profili sui principali social network (Facebook, Instagram e Twitter), dal numero di like e di follower alle performance a livello di coinvolgimento del pubblico, di crescita e di interazione, oltre ai siti Internet per quanto riguarda il seo, l’ottimizzazione sui dispositivi mobili, le versioni linguistiche presenti e la possibilità o meno di effettuare la prenotazione di un tavolo on line. Dallo studio emerge che i migliori, considerando tutti questi fattori, sono Palazzo Petrucci (primo), Aroma (secondo), e Del Cambio (terzo). I tristellati vengono dopo: l’Osteria Francescana è al sesto posto, Da Vittorio al nono. «Buona parte dei ristoranti stellati vive su una clientela internazionale, che viene in Italia in viaggio e cerca sul web - osserva Nicola Possagnolo, co-founder di Noonic -. Abbiamo cercato di capire cosa fanno i ristoranti per sfruttare al meglio questo mezzo. Il quadro che emerge è che una serie di ristoranti ne sfrutta le potenzialità, ma molti non lo fanno. Per diversi motivi: per esempio ritengono di non averne bisogno o danno molto più rilievo allo chef che alla struttura. Che nelle prime posizioni risultino realtà con una stella potrebbe spiegarsi con il fatto che si tratta di ristoranti che investono di più in questo aspetto perché vogliono raggiungere la seconda stella». Su Facebook, non conta solo il numero dei fan, ma «il coefficiente di engagement, legato anche al numero di post, di like e al rating di Facebook», continua Possagnolo. «Il potere di Instagram sta crescendo parecchio: qui c’è la possibilità di raccontare per immagini i piatti e le preparazioni, il che funziona molto bene, anche perché l’80% dei ristoratori dà per scontato ciò che fa ma per i clienti non è così».

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