Quando lo sport traina gli affari

All’inizio era il Bar Sport, un luogo entrato nel mito già prima che Stefano Benni scrivesse l’omonimo, esilarante romanzo nel ‘76. Da allora, di gol ne sono passati sotto le traverse e i bar sport tradizionali sono scomparsi. È sempre viva, però, la voglia di uscire di casa per guardare la partita in compagnia di altri tifosi, in un’atmosfera vivace e aggregante, dove gioire e soffrire insieme e poi sviscerare passaggi e occasioni da gol in interminabili discussioni. Aggiungiamo il fatto che non tutti hanno a casa un abbonamento per vedere i match della squadra del cuore o una tv abbasanza grande per godersi le minime sfumature del gioco, e si capisce perché il luogo pubblico sia tornato a essere il naturale punto di ritrovo per guardare la partita.

I bar, ovviamente, sono da sempre i più attenti a intercettare questa clientela. Anche i ristoratori, però, cominciano ad accorgersi che il calcio - o qualsiasi altro evento sportivo di grande richiamo - può diventare un ottimo catalizzatore di business, in grado di attirare una clientela trasversale, non solo tifosi e appassionati, ma anche famiglie e pubblico femminile. Bisogna, però, confezionare un’offerta che convinca a uscire di casa anche i più pantofolai, con proposte mirate e dal prezzo trasparente. Soprattutto, occorrono attrezzature ad hoc. Non basta piazzare un televisore in sala. Chi va al ristorante per vedere la partita vuole, appunto, vedere la partita: ottima visuale da tutti i tavoli e qualità audiovideo sono imprescindibili. In un locale che ha più sale, poi, l’ideale è destinarne una alle partite, per non disturbare la clientela che invece vuole mangiare e basta. Così ha fatto, per esempio, il music restaurant B-Floor di Milano (www.b-floor.it), che ha una grande sala al pianterreno e una tavernetta. Quest’ultima è uno spazio poliedrico, attrezzato con maxischermo, impianto audio e videoproiettore, oltre a un palco per spettacoli dal vivo e karaoke. Qui vengono trasmesse in diretta partite di Serie A, Serie B, Europe League e Champions League.

Ma se il B-Floor è solo uno tra i tanti esempi di un ristorante “normale” che ha trovato nel calcio la possibilità di raggiungere un determinato segmento di clientela, oggi stanno comparendo anche ristoranti a tema, dove il calcio è l’ingrediente principale del concept.

Un esempio è Cucina Milanello, il ristorante all’interno di Casa Milan, l’avveniristica nuova sede della squadra meneghina. Cucina Milanello è sia bar che ristorante, con una netta separazione tra le due aree. Il pallone è il fil rouge del progetto di design: tavoli rotondi, elementi circolari che scandinscono i soffitti, una postazione a spicchi con 5 posti e una tv dedicata. Ovunque, grandi schermi tv (10 in totale) e un maxischermo. Quando gioca il Milan tutti gli schermi sono in funzione, ma vengono trasmessi anche particolari eventi sportivi, oltre a vecchie partite in loop tutto il giorno e notiziari sportivi. Il locale è aperto dalle 8 del mattino (dalle 10 nel weekend) alle 19, con un prolungamento in occasione delle partite serali del Milan.

Durante la settimana, è la meta per la pausa pranzo degli impiegati degli uffici circostanti e serve un menu alla carta con portate sane e gustose, ispirate agli stessi principi che informa la dieta studiata per i calciatori della prima squadra. In occasione delle partite serali, invece, c’è il menu match day, più semplice e limitato: pizza o hamburger, dolce e bibita a 15 euro. Ciliegina sulla torta, quando vengono trasmesse le partite fuori casa del Milan i giocatori infortunati, che non hanno potuto seguire la squadra, vengono qui a firmare autografi e a seguire il match con i tifosi. Il sito di Casa Milan informa sulle partite serali in programma a Cucina Milanello, il menu e i nomi di giocatori e celebrità presenti nel locale per la serata.

Nel pieno centro di Firenze, invece, ha appena aperto i battenti Fashion FoodBaller (FFB in breve), uno spazio a tema calcio che comprende bar ristorante e negozio di abbigliamento che vuole unire “tre eccellenze del made in Italy come moda, cibo e calcio”. Il calcio, però, è il vero protagonista. A cominciare dal logo, che racchiude le sagome dei giocatori del calciobalilla e che si ritrova nei dettagli di tutto il locale, dagli schienali di sedie e sgabelli, ai manichini. Ovunque, vetrine con cimeli, foto di campioni del passato, palloni firmati e scarpette chiodate, pezzi unici delle collezioni private di tanti campioni. In sala c’è anche un bigliardino. Undici monitor piazzati in posizione strategica permettono di seguire le partite da tutti i tavoli e anche altri appuntamenti sportivi in diretta, oltre che rivedere match storici.

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Uno scorcio sulla sala di Fashion FoodBaller di Firenze

L’ambiente è conviviale, l’atmosfera distensiva e le famiglie sono le benvenute, tanto che c’è un menu per bambini. Anche qui, in occasione dei match dal vivo sono creati menu ad hoc, che vanno ad arricchire l’offerta alla carta, che comprende primi, pietanze, insalate, burger e pizze, oltre a dolci ed estratti di frutta. Il locale è aperto da mezzogiorno all’una di notte, con un menu più snello tra le 10 e le 18.

FFB è slegato dal discorso di club, ma vuol essere un luogo dove si fa cultura del calcio tout court. Dietro l’iniziativa ci sono pezzi da 90 del calcio nostrano: l’allenatore della Roma Luciano Spalletti; Alberto Gilardino, attualmente all’Empoli; e Dario Dainelli, ex capitano della Fiorentina e oggi leader del Chievo. Con loro nell’impresa, Samuele Spalletti, l’imprenditore Emanuele Principe Mignardi e l’ideatore del format Manuele Venturucci, esperto nel campo della moda. Dopo il rodaggio, all’orizzonte c’è l’intenzione di replicare il format sia in Italia che all’estero.

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