
Con quasi cento anni di attività, Primiziexpress di Firenze rappresenta una delle realtà storiche dell’ingrosso ortofrutticolo regionale. Fondata da Alfredo Baccini e passata poi al figlio Mario, l’azienda è oggi guidata dai nipoti Andrea e Aurelio, che ne portano avanti la conduzione mantenendo l’impronta familiare.
Le origini risalgono al vecchio Ortomercato di Sant’Ambrogio, nel centro cittadino di Firenze. Dal 1962, con il trasferimento del mercato, la sede operativa si trova a Novoli, in prossimità dell’uscita autostradale di Firenze Nord, una posizione strategica per la distribuzione.
Nel tempo l’azienda ha consolidato il proprio ruolo di fornitore per ristoranti, alberghi e operatori dell’horeca, affiancando a questo canale anche collaborazioni con la grande distribuzione. Oggi il fatturato annuo si attesta intorno ai 18 milioni di euro, di cui circa 4 milioni legati alla ristorazione.
L’assortimento comprende frutta e verdura fresca, agrumi, esotici, frutti di bosco, spezie ed erbe aromatiche, oltre a referenze di quarta e quinta gamma. La gestione della stagionalità resta centrale: la priorità è il prodotto italiano, integrato quando necessario con forniture dall’emisfero sud per garantire continuità durante tutto l’anno.
Negli ultimi anni Primiziexpress ha rafforzato il focus sulla ristorazione, puntando su qualità e servizio. La logistica è uno dei punti di forza: mezzi termici ed elettrici, ordini raccolti fino a mezzanotte e consegne dalle 6 del mattino assicurano tempestività e affidabilità.
Sul biologico, invece, il mercato horeca resta marginale e in contrazione, complice una crescente attenzione al controllo qualitativo anche nel convenzionale e la necessità di mantenere equilibrio nei costi.
Tradizione familiare, organizzazione strutturata e attenzione alla freschezza quotidiana definiscono oggi il posizionamento dell’azienda nel panorama toscano. ≈
L’intervista
Aurelio Baccini, titolare di Primiziexpress
Qual è il vostro assortimento?
«Negli anni abbiamo costruito un’offerta ampia: frutta, verdura, agrumi, esotico, frutti di bosco, spezie, erbe aromatiche e anche quarta e quinta gamma. La varietà è fondamentale per rispondere alle esigenze della ristorazione».
Come gestite la stagionalità?
«Seguiamo i ritmi delle produzioni italiane, ma integriamo con forniture dall’emisfero sud o da altri Paesi quando serve. È una dinamica necessaria per garantire continuità».
La ristorazione è un canale strategico per la vostra azienda?
«Sì, rappresenta una parte importante del nostro fatturato. Preferiamo lavorare con chi cerca qualità e puntualità: per un ristoratore la freschezza deve essere una certezza quotidiana».
E il biologico?
«Nell’horeca non ha mai superato il 5% e oggi è in calo. Anche il convenzionale è molto più controllato rispetto al passato e questo incide sulle scelte».
Nel 2028 festeggerete cento anni di attività. Che cosa significa per voi questo traguardo?
«È un risultato che ci rende orgogliosi. Abbiamo attraversato molte trasformazioni, ma la nostra vocazione è rimasta la stessa: lavorare con il fresco e garantire forniture affidabili ai professionisti».
Come è cambiata l’azienda nel tempo?
«Siamo partiti dall’Ortomercato di Sant’Ambrogio e dal 1962 operiamo a Novoli. Oggi lavoriamo principalmente in ambito regionale, con una presenza forte su Firenze e provincia e una progressiva espansione nel resto della Toscana».



