Se il nome non funziona il piatto non arriva in tavola

piatto menu

Elenchi di piatti interminabili. Nomi banali o incomprensibili. Descrizioni che solo a leggerle si diventa vecchi. La parola, anche in cucina, ha un grande potere. E la differenza tra un menu pensato e scritto bene e un menu “buttato giù” un po’ come viene può fare tanta differenza. Soprattutto nella percezione che del ristorante hanno i clienti. Perché il menu è, contemporaneamente, il biglietto di presentazione del locale e un potente strumento di vendita. E i protagonisti del menu sono loro, i piatti: con i loro nomi e le relative descrizioni. Vi siete mai chiesti come sono i nomi dei vostri piatti? Interessanti, banali, poetici (comprensibili o incomprensibili?), attraenti?

Partiamo dal menu e dalle sue dimensioni: «Il cliente – spiega Lorenzo Ferrari, ristoratore e consulente di marketing – dedica non più di tre minuti di attenzione alla lettura del menu. Per questo l’ideale è che stia su poche pagine: un foglio A4 fronte retro è la sintesi ottimale. La conseguenza? Deve essere sintetico, efficace, andare dritto al punto. E dare di voi un immagine coerente con quello che siete».

Stessa regola per i piatti: attenzione a dargli il nome giusto. È davvero così importante? «Un nome azzeccato rispetto a un nome banale innalza la percezione della qualità. I vostri spaghetti al pomodoro si possono vendere a un prezzo più alto rispetto agli spaghetti al pomodoro che si trovano in qualunque altro ristorante». Per dargli un carattere di unicità, occorre partire dall’identità del locale: «Il nome dei piatti, così come la relativa descrizione, deve essere coerente con l’immagine che si vuole dare del locale. Siete un ristorante formale o informale? Da battaglia o d’atmosfera? Divertente o serio?»

Il nome “perfetto” ha altre due caratteristiche: ha un bel suono quando lo si legge ad alta voce e riesce ad evocare le caratteristiche del piatto (per stare sul semplice: lo spaghetto allo scoglio non richiama immediatamente il mare?). «Il piatto, prima di essere gustato, va scelto – afferma Ferrari -: il nome contribuisce a creare l’aspettativa. Se leggo un nome che conosco, so già cosa mi aspetto».

Se create dei nomi vostri, è importante che ci siano delle descrizioni in grado di completarli e spiegarli: «La sfida è fare descrizioni che siano contemporaneamente esaustive e sintetiche. Spesso, quando ci sono, sono asettiche, modello lista della spesa. Oppure contengono informazioni poco comprensibili per i clienti».

Le regole, per il menu, sono a pensarci bene le stesse che si applicano in cucina: il nome giusto, come il giusto piatto, è il risultato della combinazione di più fattori: la creatività, la bellezza, l’equilibrio, l’armonia. Dare il nome ai vostri piatti richiede la stessa attenzione che cucinare.

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