Vini dealcolati, nel 2026 prevista una crescita del 90% della produzione italiana

Slow Wine Fair 2024
Secondo l’Osservatorio Uiv-Vinitaly, il 2026 segnerà una forte accelerazione per i vini dealcolati italiani, con produzione attesa in aumento del 90%, trainata soprattutto dal Veneto. All’estero cresce il segmento “zero alcol”, in particolare in Usa, Regno Unito e Germania, mentre in Italia il mercato resta ancora agli inizi.

Dopo anni di rallentamenti normativi, il comparto dei vini dealcolati entra in una nuova fase di sviluppo anche in Italia.

Secondo i dati diffusi dall’Osservatorio Uiv-Vinitaly durante Vinitaly 2026, per quest’anno è previsto un incremento del 90% della produzione nazionale, con una concentrazione rilevante soprattutto in Veneto, regione candidata a svolgere un ruolo centrale nella crescita del segmento.

Fino a oggi molte aziende italiane producevano dealcolati prevalentemente all’estero. Il nuovo scenario apre quindi una fase industriale inedita per il settore.

Export protagonista: il 91% delle vendite guarda ai mercati esteri

La spinta iniziale del comparto sarà fortemente orientata oltreconfine.

Secondo l’indagine condotta sulle principali imprese italiane già attive o in fase di ingresso nel segmento:

  • il 91% della produzione prevista sarà destinato all’export
  • il 77% delle vendite passerà dal canale retail
  • circa la metà delle aziende intende attivare la produzione direttamente in Italia

L’Italia parte con un ritardo temporale rispetto ad altri Paesi europei, ma il potenziale di crescita viene considerato elevato.

Usa, Regno Unito e Germania guidano il mercato NoLo

Nel 2025, tra Germania, Regno Unito e Stati Uniti, il comparto NoLo (no e low alcohol) ha generato vendite nella grande distribuzione per oltre 1,2 miliardi di euro, pari a circa 160 milioni di bottiglie.

Numeri ancora contenuti rispetto al mercato complessivo del vino, ma ormai sufficienti a configurare una nicchia strutturata e in espansione.

Crescono gli zero alcol, arretrano i low alcohol

L’analisi evidenzia una tendenza chiara: il mercato premia sempre di più i prodotti completamente privi di alcol, mentre rallenta il segmento low alcohol.

In particolare, gli spumanti “zero” registrano performance dinamiche:

Regno Unito

  • +24% il mercato complessivo
  • +17% per i prodotti italiani

Stati Uniti

  • +15% il mercato complessivo
  • +200% per le referenze italiane

Un segnale importante per le imprese italiane, soprattutto nei segmenti premium e sparkling.

Le tipologie produttive italiane

Nel portafoglio delle aziende italiane prevalgono leggermente i prodotti no alcohol, che rappresentano il 54% delle referenze.

In forte crescita anche la categoria bevanda a base vino, passata dal 3% del 2025 al 27% del 2026, indicatore di una rapida evoluzione dell’offerta.

I mercati target: Nordamerica in testa, attenzione a nuove aree

Tra i mercati consolidati, le aziende indicano come prioritari:

  • Stati Uniti
  • Canada
  • Germania
  • Austria
  • Svizzera

Tra le destinazioni emergenti si segnalano invece:

  • Messico
  • Polonia
  • Cina
  • Medio Oriente
  • Africa

Salute e qualità guidano gli acquisti

Le motivazioni di acquisto restano legate soprattutto al benessere e alla salute, ma cresce il peso della percezione qualitativa del prodotto.

Secondo l’Osservatorio, il 35% dei consumatori collega oggi la scelta anche a una migliore qualità complessiva e a una maggiore consapevolezza della categoria.

Resta tuttavia il nodo del gusto, ancora indicato come barriera da circa un quarto dei potenziali clienti.

In Italia domanda ancora limitata

Il mercato interno appare molto più arretrato rispetto ai principali competitor internazionali.

Tra i non consumatori di alcolici:

  • il 94% non ha acquistato vini no alcohol negli ultimi sei mesi
  • la quota sale al 98% tra i più giovani
  • scende all’89% tra i consumatori più maturi

Tra le principali motivazioni di consumo emerge la guida, indicata dal 50% del campione.

Ristorazione ancora prudente

Anche il canale horeca mostra cautela.

Secondo l’Osservatorio Fipe-Uiv “Vino & Ristorazione”:

  • il 71% dei ristoranti non è interessato a inserire vini dealcolati in carta
  • solo il 3% dichiara di averli già introdotti con risultati positivi

Vinitaly investe sul segmento NoLo

Per intercettare la crescita del comparto, Vinitaly ha lanciato NoLo Vinitaly Experience, area dedicata ai vini no e low alcohol con espositori specializzati, degustazioni e masterclass.

Un segnale che conferma come il segmento, pur ancora giovane, sia ormai considerato una leva concreta di sviluppo commerciale per il vino italiano.

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