Vista, gusto, udito

L’occhio vuole la sua parte, recita il vecchio adagio. Tanto più quello di influencer e instagrammer. Vero. E parlando di ristoranti non possiamo prescindere dal gusto. Sacrosanto. Non a caso la copertina dell'ultimo numero di Ristoranti è dedicata alla Crema di ortica di Mariangela Susigan del Gardenia di Caluso, ricetta simbolo di un rinnovato interesse verso erbe, fiori e boccioli, assurti ormai al ruolo di ingredienti. Tanto che la ricerca da parte degli chef si concentra ora su consistenze, rese in cottura e naturalmente sul gusto.

Torniamo a stimolare vista (e gusto) con gli esperti Apci e i consigli su come impiattare. Una preziosa guida per valorizzare le proprie ricette attraverso colori e geometrie secondo i dettami del food design. Perché decidere a priori la presentazione significa creare uno standard produttivo e operativo e far sì, in definitiva, che il lavoro in cucina possa scorrere in modo il più possibile fluido.

E veniamo all’udito. Dati alla mano: circa sei italiani su dieci si dicono infastiditi dal rumore nei ristoranti. E ne hanno di che lamentarsi, se è vero che i livelli medi di rumore variano tra i 50 e i 90 decibel, quando una normale conversazione si svolge a circa 45-50 dB. Con picchi addirittura oltre i 140 dB, ovvero ben al di là della soglia di tolleranza di qualsiasi ascoltatore. La corretta insonorizzazione invece aumenta il numero di clienti, favorendone la frequentazione e la permanenza, a tutto beneficio della redditività.
Come dire: usate anche un po’ di (buon)senso.

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