Da Queen Makeda lo stile pub sposa la buona cucina

Avete presente il classico pub? Pinte di birre, sgabelli, freccette, cibo sempliciotto, gente chiassosa e un po’ alticcia? Ecco, il nuovo Queen Makeda è l’antitesi gourmand del locale più “sociale” della tradizione inglese. Non nasce a Londra, bensì all’ombra del Colosseo in un ex garage poi discoteca del quartiere Aventino. Un Grand Pub da buongustai, dove la birra - oltre 40 artigianali italiane e straniere selezionate da Valerio Errico - fa da filo conduttore con l’archetipo britannico. Poi le strade divergono assumendo l’imprinting modaiolo di un gruppo d’imprenditori del fuori casa capitolino, con il tocco professionale della Laurenzi Consulting e degli architetti Mosciatti e Mirante, ideatori del format che racconta la birra in modo nuovo, tra travi in ferro, abbellimenti grafici, legno, ghisa, sofà in pelle rossa e tavoli sociali a doghe. L’altro elemento di rottura è la cucina, affidata alla scommessa di Marco Infante, con una proposta che sconfina da Est a Ovest: hot dog, girarrosto, zuppe, fritti, wok, burger, fish, veg, piatti fusion e salumi e formaggi all’italiana. Il tutto con gusto, conto flessibile e qualche idea inconsueta per la ristorazione di Roma, come lo smørrebrød, brunch scandinavo nel quale vanno per la maggiore salmone affumicato con salsa al whisky, spinaci freschi su burro d’arancia e aringa affumicata con salsa alla birra su burro salato. Il kaiten (15 metri per 14 coperti) fa girare senza sosta 60 vasetti (Weck) di monoporzioni: fritti, pollo, salmone, tonno, smørrebrød, cous cous. Tre misure (2€, 4€, 7€) per togliere l’appetito e divertire il palato.

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