La partita del futuro, tutta da giocare tra cibo e vino

Qual è il fturo dell’alta ristorazione? Cosa chiedono le giovani generazioni? Qual è - e sarà - il rapporto cibo-vino nei ristoranti di qualità? Lo abbiamo chiesto a dieci chef che hanno trent’anni o poco più e ai quali la Guida Michelin ha assegnato la prima stella nell’edizione 2017. Dieci voci diverse, concordi su alcuni punti fondamentali.

Innanzitutto, il fatto che oggi i clienti, anche i più giovani, sono preparati e curiosi. Grazie ai viaggi, alla globalizzazione e alla tv, sanno cosa vogliono, distinguono tra le varie offerte e hanno aspettative alte. «Oggi tutti vogliono provare la ristorazione gourmet», dice Francesco Oberto (Da Francesco, Cherasco, Cn). «Il cliente è interessato al mondo dell’alta cucina, attento a quel che mangia, al vino che beve e al servizio che riceve», concorda Valentino Cassanelli (Lux Lucis, Hotel Principe Forte dei Marmi). E poi: i clienti vogliono vivere un’eperienza unica. Questo non significa usare i fuochi d’artificio, sottolinea Stefano Deidda (Dal Corsaro, Cagliari), ma stupire ed emozionare attraverso conoscenza e ricerca delle materie prime, abbinata alla tecnica. Riccardo Bassetti (La tavola dell’Hotel Il Porticciolo, Laveno Mombello, Va) parla, a questo proposito, di cucina “tecnoemozionale”.

Il territorio è un altro concetto che ricorre. «In un mondo globalizzato, le grandi cucine devono rappresentare il proprio territorio in maniera alta», sintetizza Marco Bottega (Aminta Resort di Genazzano, Roma). Pure la tradizione è importante: «Dobbiamo recuperare i nostri piatti storici in maniera moderna per riproporre i sapori che ci rappresentano» argomenta Claudio Mengoni (Assaje (Roma).

Per tutti gli chef interpellati, il vino continua a rivestire un ruolo fondamentale. «Aiuta a valorizzare un piatto se l’abbinamento è giusto. E viceversa», afferma Stefano Di Gennaro (Quintessenza, Trani). Un’opinione generalmente condivisa dai colleghi. Vino, ma non solo. Sempre più altre bevande cominciano ad affiancarlo, specie nei locali che hanno anche un bar  e allora i cocktail si fanno strada anche in tavola. E poi tè e infusi, succhi e centrifugati, birre e acque aromatizzate.

Grande curiosità riscuotono i vini naturali.  «È interessante l’idea a monte, che rispecchia la direzione che sta prendendo la cucina, dove si vuole reinterpretare il cibo in maniera naturale» dice Deidda. Ma come far avvicinare i giovani al mondo del vino e, più in generale, far girare la cantina? Anche in questo caso, le risposte concordano su un punto: ricarichi contenuti e spiegazioni adeguate aiutano i clienti ad avvicinarsi ai vini.  «L’importante è rendere fruibile il vino, mettendo a disposizione dei clienti le nostre conoscenze e una cantina fornita a prezzi equilibrati», dice Bottega.

Riccardo Bassetti - La tavola dell’Hotel Il Porticciolo, Laveno Mombello (Va)

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Come definisce la sua cucina?

Di equilibrio. Mi piace trovare l’equilibrio tra sapori e ingredienti della mia zona e quelli che ho scoperto lavorando a Parigi. La mia è una cucina tecnica. Senza esagerare, però.

Cosa è per lei l’alta cucina?

È tecnoemozionale, creativa che dà emozioni con piatti difficilmente replicabili a casa.

Qual è la tendenza più significativa e come vede il futuro della ristorazione? 

C’è interesse per i giovani cuochi e le nuove generazioni si affermano prima. Le stelle arrivano a 30 anni, non più a 40. Oggi sono premiati i ristoranti che osano un po’ di più. Anche nei ristoranti stellati il servizio tradizionale quasi scompare, si tolgono le tovaglie, ma si dà importanza alla tecnica nel piatto. Ma fra cinque anni tutto cambierà di nuovo. Io sto nel mezzo: da noi il servizio è classico.

Qual è il ruolo del vino? 

È sempre una bandiera per un ristorante e ha un ruolo fondamentale a tavola. Noi abbiamo un’ottima cantina. Mia madre Elisabetta, sommelier, è responsabile del servizio di sala. Mio padre Giovanni è un intenditore, gli piace occuparsi degli acquisti di vino.

Come nascono allora gli abbinamenti con il vino? 

Quando nasce un piatto, cerchiamo di captarne gli aromi associabili e parte la ricerca del vino più adatto. In carta abbiamo vini importanti, ma proponiamo anche percorsi di abbinamento al bicchiere.

Quali altre bevande ama abbinare ai suoi piatti?

La nostra clientela si orienta soprattutto sul vino. Abbiamo in carta alcune birre particolari, come la birra Champagne, ma non sono molto richieste. Quando sulle nostre montagne crescono le erbe spontanee, offriamo spesso dei brodi, talvolta serviti a metà pasto, per spezzare. Per esempio, abbiamo servito così un brodo di pollo, gamberi di fiume, ortica e olio alla santoreggia.

Che cosa fate per promuovere la vendite di vino e far girare la cantina?

La proposta degli abbinamenti al bicchiere a prezzi contenuti è già di per sé un modo per far avvicinare chi ha voglia di bere prodotti di qualità. Inoltre, per favorire la vendita di etichette importanti, abbiamo una selezione di mezze bottiglie, da Gaja a Tignanello.

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Marco Bottega - Aminta Resort di Genazzano (Roma)

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Come definisce la sua cucina?

Del cuore, perché nasce dai ricordi della mia vita, della mia famiglia, del territorio della campagna romana con le sue materie prime.

Cosa è per lei alta cucina?

Avere conoscenza e consapevolezza sia delle materie prime, sia delle tecniche di cucina.

Qual è la tendenza più significativa dell’alta ristorazione?

È quel che stiamo facendo noi. Le grandi cucine devono rappresentare il proprio territorio in maniera alta, specie quando si trovano in luoghi che meritano di essere raccontati nel piatto. Questo è il nostro compito in un mondo globalizzato.

Qual è il ruolo del vino? 

È quello di accompagnare i piatti e di raccontare storie. Incrociare le storie che stanno dietro ogni materia prima e ogni etichetta è molto interessante. La nostra cantina è ricca perché serve per trovare il giusto vino da abbinare a tutte le sfumature che troviamo in un piatto.

Qual è il futuro del vino al ristorante?

La cosa importante è rendere fruibile il vino, sia mettendo a disposizione dei clienti le nostre conoscenze e una cantina ben fornita, sia attraverso prezzi equilibrati. In alcuni ristoranti i ricarichi  non aiutano il cliente ad avvicinarsi a certe tipologie di vino.

Come nascono gli abbinamenti con il vino? 

Se ne occupa mia moglie Elisa Cassanmagnago, che è sommelier e si occupa anche della selezione dei vini in cantina. Quando proviamo i piatti lei contemporaneamente prova gli abbinamenti.

Quali strategie adottate per promuovere la vendite di vino ?

Ricarichi molto bassi, mescita di vini al bicchiere e menu degustazione che abbinano vini del territorio o bollicine.

Quali altre bevande ama abbinare ai suoi piatti?

In carta abbiamo anche qualche birra, tra cui la Birra del Borgo, un produttore del territorio.

Che cosa beve la clientela più giovane?  

Bollicine! Sono di facile beva, creano una certa effervescenza e convivialità. Noi siamo conosciuti per la nostra offerta di bollicine e vediamo che i giovani le apprezzano.

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Valentino Cassanelli - Lux Lucis, Hotel Principe, Forte dei Marmi

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Come definisce la sua cucina?

Una libera espressione contemporanea, senza preconcetti, libera per stile e tecniche. L’unico legame è quello con il territorio, ogni piatto deve esserne l’espressione o evocarne il ricordo.

Che cosa significa per lei alta cucina?

È consapevolezza, da parte mia e del mio staff, di quello che facciamo, del prodotto, della sua origine e di come lo trattiamo. È consapevolezza da parte del cliente che viene da noi per scoprire qualcosa di nuovo.

Qual è la tendenza più significativa e come vede il futuro della ristorazione?

Il cliente è sempre più preparato, è curioso e interessato all’alta cucina, attento a quel che mangia e beve e al servizio che riceve. Vedo un ritorno ai grandi prodotti in chiave moderna, con un’attenzione agli aspetti di filiera e origine.

Qual è il ruolo del vino?  

Consigliamo al cliente di lasciarsi guidare in un percorso di degustazione accompagnato da vini, ma anche tè, alcolati, acque saporite. Il vino è considerato non solo un abbinamento, ma un ingrediente complementare. Questo è un nostro punto di forza, per quanto riguarda i menu degustazione.

Come nascono gli abbinamenti con il vino?

Il maître sommelier Sokol Ndreko ed io assaggiamo i piatti e, in un gioco di rimandi, scegliamo l’abbinamento. Per esempio, se a un piatto manca una nota acida, invece di aggiungere un ingrediente nel piatto stesso, la ricerchiamo nell’abbinamento beverage.

Quali strategie adottate per far girare la cantina?

Il percorso di degustazione ci avvantaggia. Per le grandi annate abbiamo clienti che ci danno grandi soddisfazioni. Abbiamo un’ampia offerta di vini al bicchiere e la carta del ristorante è la stessa del bar, quindi i vini girano.

Quali altre bevande ama abbinare ai suoi piatti? 

Amo i cocktail abbinati ai piatti, a volte preparati con brodi a base degli stessi ingredienti del piatto. Per esempio, la pancia di maialino servita con un cocktail a base del suo brodo e vodka e riduzione di cavolo rosso agrumata. E ancora i coktail con le acque aromatizzate, dai tè all’essenza di genziana con aggiunta di acqua.

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Stefano Deidda - Dal Corsaro, Cagliari

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Come definisce la sua cucina?

Concettuale, frutto di studio continuo e in evoluzione. Uno dei nostri percorsi di degustazione si chiama proprio In movimento.

Che cosa significa per lei alta cucina?

È una cucina intelligente, fatta di formazione e tecnica, che racconta il territorio e la filosofia di uno chef che ne dà l’impronta. L’alta ristorazione è quella che mette al centro dell’attenzione il cliente, e cerca di prendersi cura di lui ogni momento attraverso l’attenzione anche ai minimi dettagli dell’esperienza, dalla telefonata di prenotazione fino a quando lascia il ristorante.

Cosa vede nel futuro della ristorazione? 

Per quanto riguarda i piatti, la cucina deve diventare sempre più “local”, prestando attenzione al territorio e raccontandolo. Poi, la ristorazione deve strizzare l’occhio a ricette sempre più salutari e che utilizzino ingredienti che abbiano proprietà positive. In generale, credo che an-dremo verso una cucina sempre più essenziale, fatta di pulizia nel piatto, di sottrazione più che addizione. Con tecniche innovative.

Qual è il ruolo del vino nel suo locale?

Se ben abbinato, aiuta ad esaltare le caratteristiche del piatto e ad apprezzare il cibo. Insomma, contribuisce all’armonia del pasto.

Come è composta la vostra cantina?

Cerchiamo di promuovere i vini locali di produttori emergenti di cui vediamo le potenzialità. Però, la nostra carta è molto ampia e varia, le etichette regionali rappresentano solo una piccola frazione del totale, abbiamo prodotti di altre regioni ed esteri.

Abbina altre bevande ai suoi piatti?

Oggi possiamo abbinare qualche birra speciale verso la fine del pasto. Per il futuro, stiamo studiando bevande alternative, come fermentati e centrifugati.

Cosa chiedono i clienti più giovani?

I giovani sardi viaggiano molto, sono preparati, sanno com’è impostata la cucina gourmet, si affidano a noi e vogliono essere stupiti, vogliono vivere un’esperienza emozionale. Sono propensi a sperimentare, a lasciarsi guidare e a provare prodotti particolari, soprattutto con i vini.

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Stefano Di Gennaro - Quintessenza, Trani

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Come definisce la sua cucina?

Stagionale, lineare e in apparenza semplice.

I piatti sono creati con tre o quattro ingredienti, di cui uno principale e gli altri che danno ulteriori sfaccettature.

Che cosa significa per lei alta cucina?

Vuol dire essere trasparenti, non nascondere nulla. Partire da un ottimo prodotto e dargli una giusta importanza e interpretazione. Quanto al servizio, cerchiamo di essere semplicemente noi stessi, trattando l’ospite come a noi piacerebbe essere trattati.

Qual è la tendenza più significativa nel rapporto cibo-vino?

Ci sono tanti piccoli produttori che meritano attenzione. Il vino rappresenta una buona compensazione della cucina, aiuta a valorizzare un piatto se l’abbinamento è giusto e viceversa, il cibo può esaltare un vino. Diciamo che è un rapporto al 50%.

E in futuro?

Il vino giocava e gioca un ruolo importante nella ristorazione di qualità e credo che lo giocherà anche in futuro. Anche in questo settore c’è ricerca, evoluzione, attenzione a fare prodotti di qualità.

Come nascono gli abbinamenti con il vino? 

Mio fratello Saverio è sommelier e si occupa della gestione della carta dei vini. Gli abbinamenti nascono dal confronto con lui. Nell’abbinare un vino cerchiamo il contrasto o la valorizzazione di un ingrediente.

Come scegliete i vini?

La carta è in continua evoluzione, andiamo alla ricerca di piccoli produttori, diamo spazio a chi fa prodotti di qualità. Ovviamente, poi, abbiamo anche referenze storiche.

Quali strategie adottate per far girare la cantina?

Cerchiamo di propore dei menu degustazione con vini in accompagnamento guidato. Inoltre, non adottiamo ricarichi troppo alti, perché oggi i vini meritano di essere assaggiati e se il prezzo è troppo alto non si vendono.

E per quanto riguarda i distillati?

Anche in questo caso, cerchiamo di non sottovalutare i dettagli e di fare ricerca per proporre prodotti particolari. Per esempio, abbiamo un rum agricole affinato in botti dove in precedenza è stato stagionato un whisky torbato.

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Marco Martini - The Corner, Roma

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Come definisce la sua cucina?

Di istinto, di evocazione e di tanta tecnica, che rispetta la stagionalità e le materie prime.

Che cosa significa per lei alta cucina?

Avere una grande brigata di sala e cucina, perché per fare alta cucina ci vogliono tante mani, tante teste e tanta concentrazione, attenzione e impegno. E poi tanta bravura a tenere sotto controllo i costi. Un bravo cuoco deve prima di tutto saper fare la spesa, poi cucinare. Anche per questo siamo uno degli stellati meno cari d’Italia.

Qual è la tendenza più significativa in ristorazione? Come vede il futuro?

Tutti vogliono fare il cuoco, ma questo è un mestiere di rinunce e sacrifici, se si vuol fare bene. Quanto alle tendenze, c’è un ritorno alla tradizione, al ristorante si va per mangiare, non per il bicchiere di cristallo o la porcellana preziosa.

Qual è il ruolo del vino nel suo locale? 

È importante, ma più importante per noi è il ruolo del bar. In passato siamo stati tra i primi ad abbinare i cocktail ai piatti. Il menu è di 40 portate e, di queste, 8-9 possono essere abbinate a minidrink creati dai nostri barmen. Abbiamo una carta dei cocktail che accompagna dall’aperitivo al dopocena. Ora stiamo studiando il Martini di Martini, un drink preparato al tavolo, davanti al cliente, che verrà servito nella lampada di Aladino.

E per quanto riguarda la carta dei vini?

In carta proponiamo 150 etichette di microproduttori, frutto di una grande ricerca e selezione da parte del mio socio, Andrea Farletti, che gestisce la sala, e del sommelier Antonio Maura, che gestisce la cantina. Abbiamo una ventina di Champagne, anche in questo caso piccoli produttori.

Come nascono gli abbinamenti? 

Bar, sala e cucina vanno di pari passo. In questo momento, per esempio, stiamo studiando la carta primaverile. La cucina dà le schede piatti a bar e cantina che iniziano un mese prima a studiare gli abbinamenti.

Quali altre bevande avete in carta? 

La carta del bar contiene una settantina di distillati, tra cui 17 gin e tre toniche, rum, whisky e bourbon, vodka e Tequila, grappe e Cognac. Oltre ad amari e digestivi, vini liquorosi, vermouth e birre.

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Claudio Mengoni - Assale, Roma

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Come definisce la sua cucina?

Moderna e creativa. Diretta, perché esalta le materie prime senza trasformarle in maniera irriconoscibile.

Che cosa significa per lei alta cucina?

È la perfezione, anche se non è facile arrivarci. È l’equilibrio tra i sapori e i vari elementi del piatto, stando attenti alle esigenze della clientela.

Come vede il futuro della ristorazione?

Lo studio scientifico della cucina è già stato fatto. In futuro, dovremo fare un passo indietro per farne due avanti: ricordarci della nostra tradizione e dei piatti storici, recuperare i piatti che cucinava la nonna, rielaborandoli in maniera moderna e creativa, ma riproponendo i sapori che ci rappresentano.

Qual è il ruolo del vino nel ristorante Assaje? 

Diamo molta importanza agli abbinamenti cibo-vino, sono due elementi del pasto che vivono in simbiosi. Però, non proponiamo menu degustazione con vini già abbinati. La scelta è sempre del cliente, con i suggerimenti del sommelier che di volta in volta cerca di capire le esigenze e i gusti del clienti e di consigliarli. Il personale di sala fa un grande lavoro. Proviamo i nuovi piatti insieme al restaurant manager Carmine Renzulli e al sommelier Germano Buono e così vengono individuati i possibili abbinamenti.

Che cosa pensa dei vini naturali?

Sono convinto che tutto quello che è naturale può essere migliore di quello che è trattato.

Quali altre bevande ama abbinare ai piatti?

Assaje è un ristorante classico e la nostra cucina è molto italiana. Nel solco della tradizione, lavoriamo molto sugli abbinamenti cibo-vino. Le altre bevande non sono molto rilevanti durante il pasto.

Che cosa chiede la vostra clientela?

L’albergo è frequentato prevalentemente da stranieri, come tutti gli hotel di lusso della capitale. Al  ristorante Assaje, però, ultimamente stiamo notando molta clientela romana, cosa che ci fa piacere. La clientela italiana è per alcuni aspetti più esigente di quella straniera. Chi viene da noi vuol fare un’esperienza, ha aspettative ben precise. Il nostro compito è di superare queste aspettative e di stupire il cliente.

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Christian Milone - Trattoria Zappatori, Pinerolo

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Come definisce la sua cucina?

Sono io dentro i miei piatti, è un concentrato delle mie esperienze di vita.

Che cosa significa per lei alta cucina?

Esiste un’alta cucina? Dubito. Per me esistono la cucina buona e la cucina non buona. Oltre a dare ristoro, la ristorazione deve far vivere esperienze, far scaturire emozioni. Altrimenti il cibo è semplice carburante. Tutte le volte che intervengono le emozioni è alta cucina. Anche un’acciuga al verde mangiata in un bar di paese uguale agli anni ‘70, se in me fa scaturire un’emozione, è alta cucina. Poi, le esperienze che si vivono nei ristoranti non sono determinate solo dalla cucina.

Qual è il futuro della ristorazione?

Sicuramente sta nel combinare alte materie prime con persone sapienti nel trasformarle, che cucinano con il cuore e in maniera coscenziosa.

Qual è il ruolo del vino alla Trattoria Zappatori?

Di affiancamento. Il cibo e il vino possono essere due mondi separati oppure due mondi che camminano a braccetto. In un ristorante dove si cerca di dare emozioni talvolta è difficile combinare i due mondi, si fanno ombra a vicenda. Se uno ama la cucina, può essere distratto da un grande vino e viceversa. Se voglio bere una grande bottiglia, cerco di abbinarla a un cibo semplice. Se faccio 300 km per assaggiare la cucina di uno chef, non voglio essere distratto da una bottiglia importante. Però, con la sala in mano a un grande sommelier, i due mondi possono camminare insieme. Il vino va interpretato, come tutto il resto. Noi ristoratori siamo sempre in bilico tra quel che piace a noi e quel che vuole il cliente, ma dobbiamo cercare di accontentare quest’ultimo.

Quali altre bevande proponete insieme ai piatti?

Centrifugati di frutta o verdura, infusi, cocktail e drink shakerati, Moscow Mule, ma anche whisky e seltz. In carta, inoltre, abbiamo una selezione di birre. Sono tante le bevande che possono, al pari del vino, accompagnare o alzare il livello di un piatto.

Come vede il futuro del vino, specie tra i giovani?

Non vedo un allontanamento dei giovani dal mondo del vino, anzi, credo che oggi ci sia un maggiore interesse. Al momento dell’aperitivo, un calice di vino è molto in voga.

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Francesco Oberto - ristorante Da Francesco, Cherasco (Cn)

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Come definisce la sua cucina?

Istintiva, moderna e personale.

Che cosa significa per lei alta cucina?

Conoscenza e selezione di ottime materie prime. Tanto rigore. E lavorare con serenità: se uno è tranquillo questo si trasmette al piatto e il cliente lo percepisce.

Come vede il futuro della ristorazione? Qual è la tendenza più significativa?

Programmi tv e media hanno permesso a molti, soprattutto ai giovani, di avvicinarsi al mondo della ristorazione gourmet. Tra gli aspetti negativi, il fatto che alcuni cuochi sono trattati come divi di Hollywood e si rischia di dimenticare che siamo soprattutto artigiani del cibo. Altro aspetto negativo, alla popolarità della cucina corrisponde la crisi della sala. Tra 10 anni avremo un esercito di cuochi e nessun cameriere. Già oggi, su 50 curriculum che riceviamo, solo due si propongono per la sala e in genere sono studenti universitari che vogliono arrotondare. Sono le scuole alberghiere che devono invogliare i giovani a scegliere la sala. Comunque, per i prossimi dieci anni ci saà ancora un bel fermento.

Qual è il ruolo del vino? 

Siamo nelle Langhe, il vino è fondamentale. Nello spostamento del locale da Bra a Cherasco abbiamo aggiunto in carta 300 etichette, sia piemontesi che del resto d’Italia ed estere. I turisti, specie gli stranieri, vengono apposta per bere grandi vini. Anche perché noi, rispetto a paesi come la Francia, offriamo ricarichi contenuti. E molti clienti ci chiedono anche di comprare bottiglie per l’asporto.

Quali strategie adottate per promuovere la vendite di vino?

Utilizziamo il Coravin, un sistema che consente di prelevare un calice di vino dalla bottiglia senza togliere il tappo. Grazie all’argon, il vino che rimane nella bottiglia si conserva inalterato fino a sei mesi. Il Coravin ci permette di proporre una carta di 50 etichette al bicchiere, far assaggiare anche vini importanti e avere un bel giro di bottiglie.

Quali altre bevande ama abbinare ai suoi piatti?

Proponiamo il Gin Tonic a fine pasto e vogliamo ampliare la proposta con un paio di drink classici. Già ora abbiniamo, per esempio, le lumache alla parigina con uno shot di Moscow Mule.

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Luigi Salomone - Piazzetta Milù, Castellammare di Stabia

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Come definisce la sua cucina?

Molto territoriale. Combina gusto, equilibrio, pulizia e tanto divertimento. Mi piace usare quattro elementi ben equilibrati, in modo nuovo e divertente. Per esempio, nella nuova pastiera, l’acqua di fiori d’arancio della ricetta tradizionale è sostituita da succo centrifugato di finocchio crudo, che dà freschezza, e succo di mandarino.

Che cosa significa per lei alta cucina?

Dare qualità. L’Italia ha formidabili materie prime. L’alta cucina deve sfruttare questa ricchezza attraverso la tecnica.

Qual è la tendenza più significativa e come vede il futuro della ristorazione?

Oggi, in Italia, tanti professionisti stanno facendo bene e noi giovani abbiamo tanti punti di riferimento, come ad es. Massimo Bottura. L’attenzione mediatica verso la ristorazione fa sì che oggi ci sia più conoscenza, tutti sanno che una stella Michelin non vuol dire prezzi inarrivabili. Molti stellati hanno menu con un buon rapporto qualità prezzo. Noi, per esempio, usiamo prodotti a km zero, materie prime povere, che nobilitiamo attraverso le tecniche di cucina.

Qual è il ruolo del vino nel suo locale? 

È fondamentale abbinare il vino giusto a ogni piatto, ritrovando nel vino i profumi e le sensazioni del cibo stesso. In Campania, tante piccole aziende fanno grandi vini, equilibrati, che per noi è facile abbinare.

Quali strategie adottate per promuovere la vendite di vino?

Proponiamo sia vini al calice, che percorsi di abbinamento ai menu degustazione. I ricarichi contenuti invogliano le persone ad assaggiare e fanno girare la cantina.

Quali altre bevande ama abbinare ai piatti?

In base al dessert proponiamo un vino liquoroso, un distillato o un drink. Per es. ora abbiamo in carta un dolce coi porcini, servito con una tisana a base di porcini, grappa e limone. In estate, la panna cotta è accompagnata da un drink con vodka e fragole.

Altre bevande in carta?

Abbiamo una decina di birre artigianali, più una birra industriale. Inoltre abbiamo una bella carta dei rum e delle grappe.

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