Apprendistato: assumere costa meno

La figura dell’apprendista ha visto in tempi recenti una significativa evoluzione (e ulteriori modifiche sono previste dalla riforma Fornero in discussione).
La legge di stabilità (183/2011) ha potenziato gli incentivi contributivi a favore delle piccole aziende che assumono apprendisti, in aggiunta a quelli previsti dal Testo Unico sull’apprendistato (Dl 167/2011).
Quest’ultimo ha riconosciuto un incentivo contributivo al datore di lavoro che assume un apprendista: un’aliquota di versamento pari al 10% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali, mentre quella a carico del lavoratore è il 5,84%.
Le novità introdotte dalla legge di stabilità riguardano le aziende che occupano fino a 9 dipendenti; in precedenza i da- tori erano soggetti a un’aliquota di contribuzione del 1,5% della retribuzione imponibile per il primo anno di contratto di apprendistato, aliquota che saliva al 3% nel secondo anno e per raggiungere l’ordinario 10% solo nel terzo.
La legge di stabilità ha azzerato i contributi per i primi tre anni di durata del contratto; l’agevolazione vale però solo fino al 2016.
Chi assume un apprendista può inquadrarlo con due livelli in meno rispetto a quello che spetta ai lavoratori ordinari che svolgono le stesse mansioni (“sotto inquadramento”), con
la possibilità di riconoscergli quindi una retribuzione ridotta.

Previste sanzioni per chi non eroga la formazione

E gli incentivi contributivi possono durare anche per l’anno successivo al periodo
di formazione, se il datore non recede dal rapporto che – come prevede il T.U. – prosegue come contratto di lavoro subordinato ordinario. Resta da attendere che entro il prossimo 25 aprile (6 mesi dall’entrata in vigore del T.U. pubblicato in Gazzetta il 10 ottobre) – quando cesserà il regime transitorio in cui vale ancora la vecchia normativa – siano completati i processi attuativi per ciascuna delle tre tipologie di contratto previste: l’apprendistato per la qualifica e il diploma professionale (giovani tra 15 e 25 anni) andrà disciplinato da ciascuna Regione; quello di alta formazione (18- 29 anni) andrà regolamentato da convenzioni firmate da Regioni, parti sociali ed enti formativi.
Per l’apprendistato professionalizzante o contratto di mestiere (18-29 anni), la tipologia più diffusa, la disciplina della parte formativa dovrà essere affrontata dai contratti collettivi di settore.

Violazioni punite

Se il datore di lavoro viene meno all’obbligo di impartire o far impartire la formazione, deve restituire il doppio dei contributi risparmiati (differenza tra aliquota agevolata e quella dovuta per l’assunzione con normale contratto di lavoro subordinato). Se la formazione viene erogata, ma si violano comunque alcune norme del contratto collettivo che la disciplinano, è prevista una sanzione amministrativa da 100 a 600 euro per ogni violazione (da 300 a 1.500 euro in caso di recidiva).

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