Imparare a fare squadra

Uno staff coeso e che lavora per obiettivi condivisi è un presupposto per buoni risultati . E le attività di team building si rivelano utili allo scopo

Lavorare insieme spesso non basta perché tra colleghi si formi quello spirito di coesione, collaborazione e, perché no, amicizia che consente di affrontare meglio problemi e fatiche quotidiane e di lavorare tutti insieme al raggiungimento di un obiettivo comune.

Insomma, per lavorare bene ci vuole spirito di gruppo. Quello spirito che ogni buon allenatore sportivo cerca di costruire nella propria squadra per portarla alla vittoria. È per questo che sempre più spesso le aziende si affidano alle attività di team building (letteralmente, costruzione della squadra) per creare migliori relazioni tra i propri collaboratori. Da anni, ormai, alberghi e ristoranti sono in prima linea nel mettere a disposizione le proprie strutture e il proprio personale per svolgere queste attività – cacce al tesoro, gare di cucina, sfide a colpi di cocktail, ad esempio – con il personale della struttura ricettiva coinvolto nell’assistere e seguire i partecipanti. Anche alberghi e ristoranti, però, sono aziende e il team building può tornare utile per motivare il personale al proprio l’interno.

Di seguito l’opinione di un esperto e le buone esperienze di alcuni ristoratori.

Massimo Feruzzi
consulente di marketing turistico e territoriale, JFC Tourism & Management, Faenza
“Il valore del team building è quello di creare conoscenza e relazioni tra le persone, per far sì che entrino maggiormente in sintonia. Quando le relazioni tra colleghi sono buone, si lavora meglio e i problemi quotidiani si possono risolvere più in fretta. Il personale rappresenta il costo maggiore di un’azienda di ristorazione, mentre il servizio è il pilastro del successo dell’attività. Quindi, ha senso investire su una migliore gestione della squadra. Sono ancora pochi, però, gli esempi di attività di team building per i dipendenti di aziende di ristorazione. Si tratta di un’attività impegnativa, su cui bisogna investire tempo e risorse. Oggi, con l’alto turnover e la difficoltà a trattenere il personale, si preferisce investire per fidelizzare la clientela. Per fare team building ci deve essere l’impegno del ristoratore che vede nello staff la sua risorsa primaria.
Non è facile misurare le ricadute positive. Si tratta di attività che hanno un valore di aggregazione, si capisce che possono sviluppare lo spirito di collaborazione tra colleghi e quando le persone hanno migliori rapporti umani, tutto diventa più facile”.

Marcella Abbadini
cotitolare, ristorante Ca’ Matilde, Quattro Casella (RE)
“Abbiamo cominciato due anni fa l’attività di team building con il nostro staff perché avevamo la necessità di far “scorrere” meglio il lavoro. Le persone creano l’ambiente, così abbiamo deciso di investire sul loro sviluppo. Se ci sono le potenzialità, ma le persone non comprendono il proprio valore, è importante risvegliare questa coscienza. Inoltre, oggi molti non hanno più la concezione della qualità del lavoro. Il desiderio mio e dello chef Andrea Incerti Vezzani era di creare un ambiente dove si sta bene. E se si sta bene, si produce più qualità. Abbiamo iniziato chiamando una psicologa, poi un consulente che si occupa di sviluppo della personalità. Nel frattempo, ho completato un master di coaching e counselling. Per noi e per i nostri collaboratori, l’obiettivo è il saper essere nel saper fare. Il lavoro, infatti, è cominciato su di noi, senza il buon esempio è tutto inutile. Le ricadute? Per esempio, il nostro ristorante punta sulla sostenibilità e la riduzione dell’impatto ambientale. Abbiamo fatto attività con lo staff sulla riduzione degli sprechi: un risparmio che è un guadagno per la collettività. Abbiamo avuto grandi risultati con alcuni ragazzi che ora sono andati via: hanno scoperto cose di sé che non conoscevano e stanno facendo grandi carriere. E siamo felici per loro”.

Raffaella Riefoli
responsabile eventi di Gusto ristorante pizzeria wine bar, Roma
“Da ottobre 2017, il nostro ristorante offre alle aziende esterne la possibilità di organizzare eventi di team building. Le attività, nella maggioranza dei casi, ruotano intorno alla preparazione della pizza: i partecipanti, divisi in gruppi o a coppie, occupano diverse postazioni e, sotto la guida dei nostri pizzaioli, preparano la propria pizza. Un giudice poi assaggia e decreta la migliore. L’attività finisce con l’aperitivo e poi la cena. Ora stiamo studiando un’offerta che coinvolge il nostro barman e la possibilità, per i partecipanti all’attività di team building, di sfidarsi in una gara di cocktail. Il barman decreterà il vincitore. Durante queste attività, il nostro personale è coinvolto nel seguire i partecipanti. Abbiamo cominciato a offrire questo tipo di servizio per caso, dietro richiesta di un’agenzia. Poi, vista la buona riuscita, abbiamo cominciato a proporle direttamente.
È una sfida anche per noi, perché questo tipo di eventi richiede molto impegno, specie quando i gruppi sono grandi (possiamo ospitare fino a 130 persone). Il personale deve svuotare le sale e riassettarle in tempi brevi. La collaborazione è massima. Ma per ora non organizziamo ancora attività di team building per il nostro personale”.

Emanuela Bettucchi
titolare ristorante Primerose, Levico Terme (Tn)
“La nostra è una struttura a gestione familiare. Abbiamo iniziato ospitando attività di team building di aziende clienti. Per esempio, alcune aziende fanno passeggiate nei boschi accompagnati da un naturalista e alla fine noi organizziamo una grigliata. Altre volte, è capitato che i partecipanti, divisi in squadre, si sfidassero nella preparazione di tortelloni, sotto la supervisione dei nostri cuochi, e poi li cucinassero e mangiassero. Un modo diverso di stare insieme rispetto al classico pranzo.
Stimolati dall’esempio delle aziende clienti, abbiamo pensato di fare anche noi attività rivolte al nostro personale, per far sì che il gruppo si conoscesse meglio in situazioni diverse da quelle lavorative, coinvolgendo anche le famiglie. Per esempio, una stagione siamo andati a Gardaland. Un’altra volta siamo andati tutti insieme per tre giorni a Roma. Abbiamo fatto anche noi la passeggiata nel bosco con il naturalista. Il nostro obiettivo? Lavorare bisogna lavorare, però è determinante che si venga a lavorare in un ambiente piacevole, con entusiasmo. I risultati sono incoraggianti”.

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