Trovare lavoro: le regole per non sbagliare

Il curriculum, la lettera di presentazione, il videocolloquio, la propria immagine sui social: suggerimenti ed errori da evitare ad uso di chi cerca lavoro

cercare lavoro
Il videocolloquio è ormai sempre più diffuso

Per chi cerca lavoro, nel mondo della ristorazione, sono tempi duri. «Le possibilità ci sono, soprattutto legate alle attività stagionali - spiega Oscar Galeazzi, titolare di LavoroTurismo, storica agenzia di ricerca lavoro specializzata nel settore dell'ospitalità -, ma sono molto ridotte rispetto a stagioni "normali"».
Ecco perché diventa ancor più importante non sbagliare un colpo e approcciarsi in modo professionale alla ricerca di lavoro.

Oscar Galeazzi«Facendo una ricerca su Linkedin - spiega Galeazzi - ho trovato 37mila persone che mettono come qualifica "disoccupato" e 20mila "in cerca di lavoro". Questo significa partire con il piede sbagliato, non avere idea di cosa significhi cercare un lavoro: per le aziende un "disperato" non è per nulla attraente. Non si assumono le persone per far loro un favore, ma perché le si ritiene utili e adatte alla funzione che si sta cercando. Per questo è importante mettere in evidenza capacità e competenze».

Per partire con il piede giusto, abbiamo chiesto a Galeazzi suggerimenti ed errori da evitare riguardo ai tre elementi chiave che servono a trovare lavoro:
- il curriculum (cv);
- la lettera di presentazione;
- il colloquio.

Aggiungiamo un quarto elemento fondamentale, spesso sottovalutato: l'immagine di sé e la reputazione sul web e sui social.

Lavorare al curriculum

«È importante capire - continua Galeazzi - che cercare lavoro è un lavoro. E, come tutti i lavori, fa preso sul serio e fatto seriamente».

Il curriculum (chiamato anche cv, che sta per curriculum vitae) è lo strumento base, il punto di partenza: «Troppi cv arrivano non aggiornati. In altrettanti è evidente che sono stati fatti frettolosamente, senza attenzione, pieni di errori. Sono i primi a essere messi da parte. Troppi pensano che il curriculum non serve a niente o che non serva a trovare lavoro: niente di più sbagliato. Il curriculum serve a ottenere il primo colloquio: lì ci si gioca molto».

Aggiornato, accurato, sintetico, capace di attirare l'attenzione: sono queste le caratteristiche di un buon cv. «Vanno dedicati tempo e attenzione alla compilazione. Su Internet si trovano migliaia di modelli. Ma conta cosa ci scriviamo dentro: le esperienze fatte, le più recenti e le più significative, e le competenze acquisite, le proprie passioni. Perché ognuno di noi dà il meglio di sé quando riesce a fare il lavoro che gli piace».

Un cv, idealmente, dovrebbe stare in due pagine (massimo tre): «Non serve raccontare tutta la propria vita».
Altro elemento chiave: scordatevi il cv "quattro stagioni", uno solo valido per tutte le ricerche. «Idealmente, per ogni ricerca va compilato un cv specifico. Non c'è da inventare niente, ma da mettere in luce esperienze e competenze che meglio si adattano all'azienda a cui ci si rivolge o alla posizione per cui ci si candida».

La lettera di presentazione? La mando proprio a te!

Stessa cosa per la lettera di presentazione, fondamentale soprattutto per chi fa ricerche dirette, mandando la propria candidatura direttamente all'azienda per cui si candida: «Si capisce subito se uno manda sempre la stessa lettera, magari con la data di due anni fa, o se è pensata per il lavoro a cui ci si sta candidando».

Dalla lettera di presentazione devono essere chiare due cose: «Primo: il lavoro per cui ti stai candidando (e che hai le competenze per candidarti). Secondo: più si è convincenti sul motivo per cui mi interessa proprio quel posto - e sul contributo che si può dare all'azienda - più la lettera colpisce nel segno, resta impressa, apre le porte al colloquio»·

L'immagine sui social

«Prima di chiamare un potenziale candidato per un colloquio - spiega Galeazzi - quasi tutti, oramai, fanno un giro su Google: scrivono nome e cognome della persona e vedono cosa appare. È un esercizio che consiglio a ognuno di fare, a partire da sé. Guardate cosa appare di voi su Google e sui social: video, foto, post, dichiarazioni. E chiedetevi: darei da lavorare a un tipo così?»
Se lo fate anche per l'azienda, il proprietario o chi vi fa il colloquio otterrete una serie di informazioni molto utili per capire se il posto fa per voi o per trovare argomenti in comune da spendere in fase di colloquio.

I primi colloqui? In video

«La ricerca di lavoro è cambiata molto in questi ultimi tempi - spiega Oscar Galeazzi, titolare di LavoroTurismo, storica agenzia di ricerca lavoro specializzata nel settore dell'ospitalità -: innanzitutto è molto aumentato l'utilizzo dei videocolloqui per il primo incontro».

Se uno non li ha mai fatti, ecco alcune regole base:
- fare delle prove, registrandosi e rivedendosi, con l'aiuto di qualche amico.
- per il colloquio, trova una stanza in cui puoi chiuderti da solo, in modo che non ci siano persone, animali o rumori che possano disturbare. Avvisa chi vive con te dell'importanza del colloquio, per evitare che ti chiamino, entrino ecc.
- vesti in modo adeguato al ruolo per cui ti proponi e al tipo di locale per cui ti candidi. Se il ristorante è di alto livello, prediligi un abbigliamento più formale.

«È fondamentale prepararsi al colloquio, prendendo informazioni sull'azienda per cui ci si candida, ad esempio studiando il sito e le recensioni su TripAdvisor, e, possibilmente, sulla persona che fa il colloquio - spiega Galeazzi -: non solo chi è, ma anche qual è il suo ruolo: è l'imprenditore, un manager o un recruiter? Con questi ultimi, l'aspetto formale è ancora più importante».

«L'errore più grosso che si può fare è non mostrare interesse per il posto per cui si fa il colloquio, magari con frasi tipo "sto valutando anche altre offerte". Al contrario, chi vuole veramente quel posto deve mostrare interesse per il posto, per l'azienda e per le opportunità professionali che quell'azienda gli offre. Chi si dimostra interessato a quel posto è un passo avanti a tutti gli altri».

Galeazzi ritiene «imperdonabile» chi si presenta in ritardo o, addirittura, chi non si presenta proprio («Nei videocolloqui ci capita 2-3 volte al giorno»).
Poche possibilità anche per chi, come prima cosa, fa domande su orari e retribuzione: «Sono aspetti - spiega - che vanno affrontati alla fine del colloquio, se non addirittura al secondo colloquio».

Fare il colloquio giusto

Anche chi fa il colloquio, spesso, non ottiene il risultato voluto: «La gran parte degli imprenditori ha poco tempo e non ha un metodo per fare i colloqui. Il risultato è che fa incontri frettolosi e selezioni poco accurate. Per poi trovarsi come collaboratori persone non all'altezza delle sue aspettative».

Uno degli errori più comuni è focalizzare il colloquio sulla verifica delle competenze tecniche anziché sulle attitudini relazionali: «Le seconde sono quelle che fanno la differenza. Le prime si possono apprendere più facilmente».

Galeazzi mette in guardia anche dal rischio, per il settore, di perdere le migliori professionalità: «Se seleziono solo in base all'idea di pagare il meno possibile, riduco le possibilità di carriera dei bravi professionisti. Che sono quelli che sanno fare la differenza, che danno valore aggiunto alle aziende che li assumono. Risultato: cambiano settore. Se un bravo barman non ha opportunità valide e decide di andare all'estero o di riciclarsi in campo commerciale, è una perdita per l'intero settore dell'ospitalità».

Le competenze chiave

Capacità di lavorare in team e multitasking sono le caratteristiche oggi più ricercate dagli imprenditori.

«Alla base, però - puntualizza Galeazzi - deve esserci la cura di sé, che comprende come ti curi, come ti vesti e come ti presenti. L'ospitalità è un lavoro di relazione: bisogna essere ben predisposti verso gli altri e avere un approccio percepito come piacevole». 

«Il lavoro in un locale è un lavoro di team: chi guida il gruppo deve essere in grado di relazionarsi in modo positivo con i membri del team, di organizzare la squadra in modo da valorizzare le competenze di tutti, di crescere professionalmente e di far crescere i collaboratori. L'organizzazione di una squadra fa il 90% delle capacità di risposta».

Specie in tempi difficili, o in strutture piccole, anche la flessibilità e disponibilità a fare "quel che occorre" senza ruoli rigidamente prefissati, diventa un valore aggiunto. Che comprende la capacità di "vedere" cosa occorre per aiutare nella soluzione dei problemi.

LavoroTurismo OnAir: un supporto a chi cerca lavoro

Per aiutare le persone in cerca di lavoro a sviluppare le proprie competenze e il proprio "personal brand", Galeazzi ha lanciato il progetto LavoroTurismo OnAir: una serie di videolezioni, disponibili gratuitamente (clicca qui per vederle), che spiegano passo dopo passo come migliorare la propria capacità di rendersi interessanti agli occhi dei potenziali datori di lavoro. A settembre è previsto un nuovo ciclo di incontri.

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