Champagne Jeeper Cuvée Grand Assemblage

 

È il fiore all’occhiello della Maison. Si tratta di un Extra Brut (dosaggio 7g/l di zuccheri residui) custodito in una bella bottiglia dalla forma rivisitata della classica champagnotta. Prodotto con le uve provenienti dai vignaioli di 47 comuni della Champagne offre, nel calice, un perlage finissimo ed esuberante. Bello il colore paglierino carico e ottimi gli aromi che stupiscono per freschezza ed eleganza. Al naso è pieno, armonico, fresco, complesso. Ha profumi di frutta matura e frutta tropicale lunghi e penetranti. Molto fine ed elegante. Al palato è ampio, con una tessitura piena e allo stesso tempo lieve e pulito. Si sposa ai frutti di mare, ai primi piatti di pesce (in bianco), ai pesci e crostacei alla griglia. Eccellente con la cucina etnica anche a base di carni bianche. Per l'aperitivo è perfetto.

Jeeper Cuvée Grand Assemblage
Jeeper Champagne
Faverolles et Coëmy (Francia)
Importato in Italia da: Mavi Drink

Regione Champagne (Francia)
Uve 60 % Chardonnay 25% Pinot Noir e 15% Pinot Meunier
Prezzo 30 € (in enoteca)
Formati 0,75 l
Alcol 12,5%

 

Jeeper Champagne nasce nel 1847,  ma è solo dal 1949 che diventa realmente e pienamente operativa. Propretà della famiglia Goutorbe prima e di Myriam e Nicolas Dubois (nella foto a fianco) ora opera su circa 35 ettari di proprietà (e acquista le 180 di vignaioli che operano sudubuois altri 180 ettari di terra). Produce circa 2,5 milioni di bottiglie di Champagne ogni anno. Oltre alla Cuvée Grand Assemblage, la maison produce altre tre tipologie di Champagne: Cuvée Grande Réserve Chardonnay (anch'esso importato in Italia dalla Mavi Drink) e poi Cuvée Brut Naturelle e Cuvée Grand Rosé (attualmente non presenti in Italia).
Piccola curiosità. La Maisonprende il nome dalla ben nota casa automobilistica. Nessun legame tra le due realtà naturalmente. Il vincolo è un altro. Monsieur Goutorbe, proprietario nel secondo dopoguerra dalla Maison, girava tra le sue proprietà con la classica Jeep dell'epoca. Per i suoi vignaioli divenne ben presto "lo Jeeper" (forse noi in Italia lo avremmo chiamato lo Jeeperista, ma tant'è). Insomma Jeeper lui, Jeeper la sua cantina.

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